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Barbara Skarga 1919 - 2009

filosofa di Solidarnosc

Barbara Skarga nasce il 25 ottobre 1919 a Varsavia da una famiglia borghese evangelico-riformata profondamente legata alla propria chiesa. I fratelli Hanna ed Edward sono entrambi attori. Studia filosofia all’Università Batory di Vilno e dopo la chiusura dell’Università nel 1938 per mano dei nazisti, continua gli studi clandestinamente.

Durante la guerra è ufficiale dell’Armata Nazionale (AK)(1)  e capo delle staffette della regione di Vilno. Per questo, nel 1944 viene arrestata dall’NKVD con la solita accusa di anticomunismo e, dopo lunghi e pesantisismi interrogatori, condannata a 11 anni di lavori forzati. Al termine della pena è condannata al confino perpetuo in un kolkoz. Tornata in patria nel 1955, termina gli studi a Varsavia nel 1957, a quasi quarant’anni e inizia a lavorare presso l’Academia Polacca delle Scienze (PAN), poichè le viene proibito di fare lezione per impedirle di avere contatti con gli studenti. Nonostante ben presto si riveli uno dei più importanti filosofi del Paese, le è proibito recarsi all’estero e avere qualsiasi contatto con l’ambiente universitario.

Dalla metà degli anni ’70 si lega agli ambienti dell’opposizione. Nel 1978 è fra i fondatori dell’”Associazione dei Corsi Scientifici”(2) e  tra i firmatari di una dichiarazione in cui un gruppo di intellettuali denuncia i pericoli insiti nel monopolio educativo statale. Nel 1979 è fra i creatori della "Cassa clandestina di Aiuto alle Scienze”, che offre borse di studio ai ricercatori che per ragioni politiche non possono portare avanti il loro lavoro scientifico, soprattutto nei campi della sociologia e della storia della letteratura. 
Nell’autunno del 1980 è fra gli organizzatori di Solidarnosc nell’Istituto di Filosofia e Sociologia del PAN.

Durante lo "Stato di Guerra”, proclamato dal generale Jaruzelski in accordo con l’Urss, per fermare le rivendicaizoni del sindacato libero, la Skarga ha la funzione di coordinatrice delle strutture clandestine di Solidarnosc in ambiente scientifico eed accademico. Nella primavera del 1982, organizza la "Cassa di Aiuto ai Giovani Scienziati” che si avvale dei versamenti in denaro provienienti dall’Occidente. Si calcola che in tutto il Paese più di un centinaio di giovani ricercatori abbia potuto usufruire delle borse di studio messe a disposizione dalla Cassa.

Dopo l’introduzione dello "Stato di Guerra” il 13 dicembre 1981, si adopera per la scarcerazione di molti intellettuali rinchiusi in carcere o nei campi di internamento e partecipa alle manifestazioni indette da Solidarnosc in occasione delle feste del 3 maggio e dell’11 novembre. Il 18 maggio 1983 è fra i firmatari di una lettera che chiede la condanna per gli assassini del giovane Grzegorz Przemyk (3) .
Nel 1985, con lo pseudonimo di Wiktoria Krasniewska, pubblica presso l’Istituto Letterario di Parigi, e un anno dopo in patria nell’editoria clandestina, il libro Dopo la liberazione, che descrive le sue esperienze nel gulag e durante l’esilio in URSS, e per questo nel 1986 riceve il premio alla cultura di Solidarnosc.

Nell’ottobre del 1987 è fra gli autori del saggio La situazione delle scienze sociali ed umanistiche al PAN, pubblicato nella stampa clandestina, in cui si chiede, fra l’altro, la cessazione della discriminazione politica nelle nomine scientifiche, la trasformazione del PAN in corporazione scientifica, l’eleggibilità dei membri dei comitati e dei consigli scientifici e dei direttori degli istituti, l’abolizione della censura e la libertà sindacale e di associazione. Ha diretto la rivista di filosofia "Etica” e nel 1995 ha ricevuto la Croce dell’Ordine dell’Aquila Bianca di san Giorgio.

Adam Michnik, redattore capo del più importante quotidiano polacco, "Gazeta Wyborcza” (Gazzetta Elettorale), il giorno del funerale, il 25 settembre 2009, ha scritto: "Vorrei che Barbara Skarga, guardandoci dal cielo fosse contenta, perchè vede la nostra gioia per averla avuta con noi. Nella redazione di "Gazeta” è stata per noi un modello di valori morali, che ha portato a livello della filosofia le sue esperienza di vita (...). Ha scritto dei saggi di grande valore la cui linea guida è sempre stata la verità, mai la menzogna (...). La patria di Barbara Skarga era la Repubblica Polacca della Libertà, il paese della libertà e della tolleranza e non quello della chiusura mentale e del meschino nazionalismo egoista. Barbara Skarga, questa grande dama della filosofia polacca (...), libera dalla falsità e dalla menzogna, guardava senza illlusioni alle nostre meschinità (…). Ci ha detto che l’uomo non è una creatura meravigliosa, eppure ci ha insegnato ad amare gli uomini; ha condannato con una rabbia fredda e lucida le bassezze della Polonia, eppure ci ha insegnato il patriottismo e l’amore per la nostra patria” (4). 
L’ambasciatore francese, invece, ha detto: „Rendo onore a questa figura illustre, la cui vita ha testimoniato che la lotta per la libertà, la lotta per la vita in condizioni terribili, la lotta con se stessi e il perdono dei carnefici e la fedeltà alla patria hanno un senso”(5).

Di lei ha scritto padre Adam Boniecki, capo redattore del settimanale cattolico "Tygodnik Powszechny” (Settimanale Universale): "È stata un baluardo contro l’ipocrisia, la strumentalizzazione delle scienze per fini ideologici. Non è stata una moralista, non voleva ad ogni costo cambiare gli altri. È stata una persona che ha creduto nella grande forza di attrazione della verità. È stata una persona nella quale la sapienza del filosofo incontrava la saggezza umana di chi aveva attraversato momenti terribili, e per questo conosceva il peso delle parole, della vita e dell’uomo (...). L’esperienza del Gulag e la conoscenza filosofica le hanno dato questa sua straordinaria saggezza (...). Non era una pessimista. Dopo quello che aveva sopportato e che aveva visto, continuava ad essere affascinata dall’uomo e dal suo mistero infinito. Poneva delle domande a cui non ci sono risposte. Le poneva perchè, diceva che chi si pone delle domande vive in un modo diverso. Sul male aveva scritto: ‘Non so dove sia la fonte del male, ma so che il male fa la sua comparsa nella vita a causa dell’uomo. Entra nel mondo attraverso l’uomo. Per questo il pensiero umano è sempre ad un bivio. Non dobbiamo essere ingenui. Se attorno a noi c’è tanto male è a causa dell’uomo, del suo egoismo, della sua brama di potere’ (...). Ma questo non aveva offuscato ai suoi occhi il valore dell’uomo. Nonostante le sue durissime esperienze, voleva salvare il giustificato orgoglio di essere uomini: ‘L’orgoglio deve per forza diventare superbia? L’orgoglio è sempre un male? O al contrario dall’orgoglio può scaturire il senso di responsabilità per le proprie azioni e per il proprio essere?’"

E padre Boniecki continua: "Nel suo saggio dal titolo Dopo la liberazione scrisse, parlando dei delatori: ‘Coloro che vivono sulle spalle degli altri sono dappertutto, ci circondano nella nostra vita quotidiana, qui, adesso, mentre scrivo, questi parassiti mi circondano da ogni parte, ce ne sono sempre di più, piccoli e grandi, delatori per passione e per professione, carnefici, sadici. Di sicuro questo fango è adesso molto maggiore che nel campo di concentramento. Ho l’impressione che, nonostante tutto, allora l’atmosfera intorno a me fosse più pulita (...). I delatori dei nostri tempi (...) in genere sono omuncoli, che hanno il complesso di non essere compresi, e al tempo stesso sono troppo vili per agire apertamente (...). Come è facile e piacevole lanciare un’accusa, dare uno schiaffo, reprimere, avere delle possibilità quasi illimitate (...). Ci stupiamo perchè sono così numerosi. È una cosa naturale. In ogni società ci sono dei vili e degli uomini venduti al potere. Una società sana cerca di limitarne l’azione. Il potere totalitario, invece, costruisce su di loro il proprio apparato repressivo e davanti a queste canaglie si aprono enormi prospettive. Basta un timido appello del potere perchè da tutti gli angoli saltino fuori questi ragni per tessere la loro rete e imprigionare le loro vittime’.

Dall’esperienza dell’inferno nazista e dell’incubo dei Gulag stalinisti ha conservato una riflessione che rimane il suo bagaglio ideale e che espresse nel saggio Sulla dignità nell’ora della disperazione scrivendo: ‘‘Sono convinta che esistano dei valori assoluti, e quindi non negoziabili. Lo sono certamente la verità e il bene (...). Da sempre un valore indiscutibile è l’uomo in quanto uomo (...). Nelle situazioni estreme non abbiamo la possibilità di riflettere sul tema del bene e della verità, degli ideali platonici e delle ragioni che ne conseguono. Quando arrivano il dolore, la fame, la paura, tutto diventa confuso. Tuttavia in noi continua sempre a farsi sentire quella voce che viene da quei valori, quella voce che nulla può soffocare. Essa ci impone di agire con dignità. Mi dice: ‘Non mentire, non ingannare te stessa, rimani te stessa. Di’ ai carnefici: mi volete umiliare, distruggere, non ce la farete. Potete tormentare il mio corpo, mi potrete ricoprire di insulti, di fango, ma di fronte ai miei pensieri, ai miei sentimenti, ai miei valori non avete nessun potere, non mi costringerete a tradirli, ad agire contro di essi’. Chi ascolta questa voce, conserva la propria dignità, percepisce chi è, che cosa in lui è la parte migliore, più preziosa, e a questo non può rinunciare, neppure nell’ora della disperazione’”.


Note

(1) L'Armia Krajowa o AK (Esercito Nazionale) fu il principale movimento di resistenza nella Polonia occupata dai nazisti. Fu il braccio armato dello stato clandestino polacco, dipendente dal governo in esilio a Londra, per questo, dopo l’instaurazione del regime comunista, i capi dell’AK furono perseguitati e molti ufficiali furono condannati a morte o al lager.

(2) L’Associazione dei Corsi Scientifici (Towarzystwo Kursów Naukowych) nasce nel 1978 per diffondere una cultura non censurata. Nell’Atto costitutivo, tra l’altro, si legge: "Le lacune del sistema educativo ufficiale e le limitazioni pratiche ed ideologiche della libertà di insegnamento sono note e sono criticate da secoli. Consapevoli di questa tradizione e delle necessità dell’oggi, prendiamo l’iniziativa per aiutare tutti che attraverso l’autoeducazione voglio artricchire il proprio sapere”. Le lezioni si svolgevano in case private e nelle chiese e il programma concerneva in particolare gli argomenti mistificati o taciuti nelle scuole soprattutto nelle materie di sociologia, storia, economia e letteratura i kościołach. Dall’Associazione nacquero, poco dopo, le cosiddette Università Volanti.

(3) Grzegorz Przemyk (17 maggio 1964-14 maggio 1983) studente liceale, figlio della poetessa Barbara Sadowska, nota anche per il suo impegno nelle file dell’opposizione, percosso a morte dalla polizia durante un interrogatorio.

(4) Da: Pozegnanie Barbary Skargi (Addio a Barbara Skarga), in: “Gazeta Wyborcza”, 25 settembre 2009.

(5) Ibidem

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.