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Bärbel Bohley 1945 - 2010

eroina della resistenza nella Germania dell'Est

Nasce a Berlino due settimane dopo la fine della guerra. La madre è casalinga e il padre è un ingegnere edile che, pur avendo l’abilitazione, è stato espulso dall’insegnamento per essersi rifiutato di iscriversi al Partito Unico SED (Partito Socialista Unificato di Germania, in tedesco Sozialistische Einheitspartei Deutschland). Dopo la maturità conseguita nel 1963, fa lavori saltuari e nel 1969 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Berlino.Terminati gli studi nel 1974 inizia con successo la carriera di pittrice e grafica, partecipando a mostre internazionali e ricevendo numerosi riconoscimenti. Nel 1976 viene eletta nel direttivo della sezione di Berlino Est dell’”Associazione degli Artisti”. L’ambiente artistico di Berlino e la famiglia del marito, fortemente legata agli ambienti intellettuali, influenzano molto il suo atteggiamento politico. La crescente militarizzazione della DDR e la nascita in Occidente del Movimento Pacifista sono decisivi per il suo impegno nell’opposizione. Nel 1980 firma l’appello Istigazione alla pace, la prima dichiarazione pacifista sottoscritta congiuntamente da militanti dell’Est e dell’Ovest, che segna l’inizio di un’ampia collaborazione tra gli attivisti delle due sponde della Cortina di Ferro, al di là dei blocchi politici e militari. Nello stesso periodo Bärbel entra in contatto con il circolo riunito attorno allo scienziato Robert Havemann. Nel 1982, per reazione alla nuova legge sul servizio militare, che prevede l’arruolamento delle donne “in caso di necessità per la difesa del Paese”, organizza, insieme alla vedova di Havemann, Katia, l’invio di lettere aperte di protesta al governo e raccoglie firme in tutta la Germania Orientale. Quest’azione darà inizio al “Movimento Femminile per la Pace”, con l’adesione di almeno 150 donne. Nel 1983 è espulsa dall’“Associazione degli Artisti”, con la proibizione a esporre le proprie opere e, infine, arrestata e accusata di tradimento. La popolarità di cui gode e le numerose proteste in Occidente costringono le autorità a liberarla nel gennaio del 1984. Nel 1985 è co-fondatrice di ”Iniziativa per la Pace e i Diritti Umani”, che si prefigge di creare ambiti di società civile al di fuori delle strutture ecclesiastiche. Una delle prime e più significative azioni dell’”Iniziativa” è l’invio, nel 1986, di una petizione all’XI Congresso del Partito Unico, in cui si chiede l’apertura di un dibattito sociale sulla democratizzazione del Paese. Ritenuta dalla Stasi - la polizia segreta - uno dei membri più attivi dell’opposizione, viene nuovamente arrestata insieme a un gruppo di dissidenti il 17 gennaio 1988. Si ritrova, quindi “nello stesso carcere, nella stessa cella, a subire gli stessi interrogatori” di quattro anni prima. I nuovi arresti provocano nel Paese un’ondata di solidarietà senza precedenti e numerose proteste all’estero. Grazie alla mediazione della Chiesa, tutti i fermati vengono rilasciati, ma subito dopo espulsi dalla DDR senza processo. Solo nell’agosto, dopo molti tentativi e pressioni internazionali, Bohley riesce a rientrare. L’evolversi della situazione politica generale porta gli ambienti dei dissidenti a cercare nuove forme di opposizione: per la prima volta interi gruppi e singole persone, compresa Bärbel, dichiarano pubblicamente la propria opposizione al regime e al contempo cercano nuove procedure organizzative, che permettano di uscire dal ristretto giro dei dissidenti. Nella primavera del 1989, insieme a Katia Havemann, la pittrice fonda “Nuovo Forum”, movimento che non fa proprio nessun programma politico, ma si limita a esortare i cittadini a uscire dalla passività e introdurre la democrazia “dal basso”. L’atto di fondazione, Svolta ’89, reso noto a settembre, in poche settimane viene sottoscritto da duecentomila persone. Un elemento importante dell’opposizione di Bohley al regime è l’attenzione ai fondamenti etici, anziché a quelli ideologici: le interessano soprattutto i comportamenti degli uomini più che i programmi, le necessità reali delle persone concrete più che i partiti. La Stasi l’aveva definita “la madre della clandestinità”, mentre durante i cambiamenti 1989 viene chiamata a furor di popolo “la madre della rivoluzione”; tuttavia il suo carattere schivo e la sostanziale sfiducia verso le strutture formali e i politici di professione la portano a ritirarsi ben presto dall’attività pubblica e a dedicarsi al sociale. Nel 1996 apre un centro per aiutare tutti i cittadini vittime del regime della DDR. In quest’azione è supportata da numerosi uomini politici, fra cui lo stesso Helmut Kohl. In seguito, fino al 1998, partecipa al programma di ricostruzione della Bosnia e si trasferisce in Croazia, dove organizza campi estivi per gli orfani di quella martoriata regione.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.