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Dana Nemcova 1934

tra i primi firmatari di "Charta 77"

Nasce a Most, nel nord della Repubblica Ceca. Da bambina assiste alle aggressioni dei céchi contro i tedeschi deportati, all’inizio degli anni ’50 è sconvolta dalla violenta campagna a favore della pena di morte per i reati politici. Nel 1952, dopo la maturità, inizia a lavorare come insegnante elementare; dal 1953 al 1958 studia Filosofia e Psicologia all’Università Carlo di Praga, in questo periodo si converte al cattolicesimo con il battesimo. Dopo la laurea lavora come psicologa, sposa l’intellettuale cattolico Jiri Nemec e con lui frequenta i seminari clandestini di Jan Patocka.

Negli anni ’50 insieme al marito mantiene stretti rapporti con gli intellettuali cattolici polacchi legati alle riviste “Znak”, “Wiez” e “Tygodnik Powszechny”, contribuendo a trasportare e diffondere in Cecoslovacchia la letteratura clandestina della Polonia e lavorando anche per sviluppare il dialogo fra dissidenti cristiani e marxisti. 

Nell’agosto 1968 la Cecoslovacchia viene invasa e lei si reca in Austria, rientrando in Patria dopo appena tre mesi. Con la sua famiglia è legata agli ambienti culturali e dell’underground musicale che si oppongono alla “normalizzazione”. Negli anni ’70 è fra gli organizzatori dei concerti dei Plastic People e di altri gruppi: dato che non possono suonare in pubblico le esibizioni si svolgono in luoghi privati e spesso sono brutalmente interrotte dai Servizi di Sicurezza, con l’arresto di molti partecipanti. Dana Nemcova organizza manifestazioni contro la detenzione dei Plastic People nella primavera del 1976, è tra i primi firmatari di Charta ’77 e il suo appartamento diventa la sede degli incontri del movimento.

Nell’aprile 1978 è uno dei fondatori del Comitato di Difesa degli Ingiustamente Perseguitati (VONS), per questo rimane in carcere da maggio ad ottobre del 1979. È condannata a due anni di prigione con la condizionale per “tentativo di sovvertimento della Repubblica”. 

Negli anni ’70 e ’80 gode di grande popolarità, soprattutto fra i giovani. Nel 1988 è fra i fondatori del Comitato Cecoslovacco di Helsinki e l’anno seguente diviene portavoce di Charta ’77. Immediatamente dopo la “Rivoluzione di Velluto” entra a far parte dell’Assemblea Federale, con le elezioni del 1990 viene eletta al Parlamento, dove si occupa soprattutto della problematica degli emigrati. 

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.