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Ferenc Donath 1913 - 1985

dissidente della rivoluzione ungherese del1956

Ferenc Donath

Ferenc Donath

Avvocato come il padre, da cui eredita anche le idee liberali, nasce a Jaszrokszallas da una famiglia ebrea intellettuale. Nel 1930 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Budapest e si dichiara marxista, unendosi al movimento comunista clandestino. Nel 1934 entra nel “Partito Comunista Ungherese”, si interessa della vita e del destino dei contadini e si avvicina agli scrittori popolari, di alcuni dei quali diviene intimo amico. Nel 1939 partecipa alla fondazione del “Partito Nazionale Contadino”. 

Arrestato nel 1940 per le sue origini ebraiche, dopo qualche settimana di carcere è inviato ai lavori forzati fino a dicembre. Nel 1942 comincia la sua attività clandestina: partecipa alla creazione del Partito Comunista, entra nella direzione politica, redige la stampa di partito e organizza i comitati provinciali. Nel 1944 partecipa ai negoziati fra i gruppi dell’opposizione. Nel 1945 partecipa alla commissione per la riforma agraria, è tra gli autori del decreto sulla distribuzione delle terre e sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura. 

Eletto membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Ungherese, nel 1948 rinuncia alla carica di sottosegretario per contrasti con la dirigenza e diviene presidente della segreteria del partito. Nel 1950 la Commissione Centrale di Controllo apre un’inchiesta contro di lui. Nel gennaio 1951 è arrestato insieme alla moglie e ai genitori e nel dicembre dello stesso anno è condannato a 15 anni di carcere. Trascorre 3 anni e mezzo in isolamento, mentre la moglie è tenuta in carcere senza processo. Esce di prigione nel 1954, quando la condanna viene annullata. 

Rimane ai margini della vita pubblica fino al XX Congresso del partito comunista sovietico, quando entra nel gruppo riformista di Imre Nagy. Dopo il 28 ottobre 1956 si unisce alla “rivoluzione ungherese”, ritenendo indispensabile l’introduzione di un sistema multipartitico. Il 23 novembre viene deportato in Romania insieme agli altri membri del governo Nagy che avevano chiesto asilo politico nell’ambasciata jugoslava dopo l’invasione dei carri armati sovietici. 

Nel 1958 è processato insieme a Nagy e condannato a 12 anni di carcere per spionaggio. Due anni dopo esce in virtù dell’amnistia. Non tornerà più alla vita politica attiva e soltanto negli anni Settanta si unirà alle proteste contro l’incarcerazione dei rappresentanti di Charta ’77

Nel 1979 viene nominato presidente del comitato di redazione del Libro in memoria di Bibo, per la sua grande autorevolezza morale. Scrive regolarmente sulla rivista clandestina “Beszelo” e collabora a diffonderla. Nel 1985 è uno dei promotori e organizzatori dell’”Incontro di Monor”: un summit di tre giorni di tutta l’opposizione ungherese della corrente popolar-nazionale, cui partecipano anche sociologi ed economisti degli ambienti riformisti del partito. Tema fondamentale dell’incontro è il confronto sulle prospettive per un’azione incisiva dell’opposizione. Muore pochi giorni dopo.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.