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Ágnes Heller 1929

filosofa ungherese, fondatrice e massimo esponente della "Scuola di Budapest"

Ágnes Heller

Ágnes Heller

Nata nel 1929 da una famiglia ebrea di origini austriache, la Heller fin da piccola è costretta a vivere con la paura delle persecuzioni razziali. Il padre è un musicista e scrittore e infonde nell'animo di Ágnes una grande passione per l'arte, per la musica e per la cultura in genere. La madre ha un ruolo più normativo. Insieme vivranno l'esperienza drammatica del ghetto di Budapest e la liberazione con la Todesmarsch dove morirono centinaia di persone. Il padre, scoperto mentre dava aiuto ad ebrei in fuga viene deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1943.

Dopo essersi iscritta alla Facoltà di Medicina cambia radicalmente corso nel 1947, dopo aver partecipato ad una lezione di filosofia di Gyorgy Lukacs, il pensatore più influente e importante dell'Europa di quegli anni. In breve tempo, diviene la più stretta collaboratrice di Lukacs e dal 1947 professoressa associata nel suo dipartimento. Insieme ad un gruppo di filosofi che si ritrovavano intorno alle idee di un marxismo riformatore di Lukacs, la Heller fonda la Scuola di Budapest, che ha un ruolo molto importante nella ricerca di una riscoperta umanistica di Marx. Ma ben presto entra nel mirino dell'ortodossia del partito comunista sovietico, che reagisce violentemente a questo tentativo di rileggere criticamente Marx spogliandolo da paludamenti troppo ideologici.

Destituita dai suoi incarichi accademici insieme a Lukacs per motivi politici dopo la rivoluzione ungherese, trascorre molti anni insegnando in scuole secondarie e le viene proibita ogni pubblicazione.

Nel 1968 protesta contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, e subisce una nuova persecuzione politica e poliziesca. Nel 1973, sulla base di un provvedimento ad personam delle autorità del partito, perde di nuovo tutti gli incarichi accademici.

Nel 1977, emigra in Australia insieme al marito Feher Ferenc, anche lui uno degli esponenti principali della Scuola di Budapest. Quattro anni più tardi, però, viene invitata a insegnare Filosofia Politica alla New School di New York prendendo di fatto la cattedra che era di Hannah Arendt. E in questo suo periodo americano diventa una delle pensatrici più famose tenendo collaborazioni e corsi con i più importanti filosofi del mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, torna nella nativa Ungheria dove viene designata membro dell'Accademia ungherese delle scienze. Nel 1995, le sono conferiti il Szechenyi National Prize in Ungheria, e l’Hannah Arendt Prize a Brema. Riceve la laurea ad honorem causa dalla ‘La Trobe University’ di Melbourne nel 1996 e dall'Università di Buenos Aires nel 1997. Riceve, inoltre, nel 2010 la Goethe Medaille, il premio Concordia a Vienna nel 2012, il premio Carl von Ossietzky a Oldenburg nel 2012, la laurea honoris causa all'Università di Innsbruck, il premio Internazionale Willy Brandt a Berlino e il Manés Sperber Preis 2017 di Vienna. Oggi è una delle voci critiche più forti e ascoltate in tutta Europa contro il governo nazionalista ungherese di Viktor Orban.

Ringraziamo per la biografia la Professoressa Laura Boella, ordinaria di Filosofia morale all'Università degli Studi di Milano.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.