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Halina Mikołajska 1925 - 1989

attrice dissidente polacca

Nasce nel 1925 a Cracovia. Durante l’occupazione nazista recita nel teatro clandestino di Cracovia fondato da Adam Mularczyk (1) . Nel 1947 si diploma all’Accademia di Arte Drammatica di Cracovia e ben presto si fa notare per il suo talento. Dal 1950 vive a Varsavia, dove dal 1953 al 1962 insegna all’Accademia di Arte Drammatica, oltre a prendere parte a numerosissimi spettacoli in tutti i più importanti teatri del paese, divenendo una delle attrici polacche più apprezzate sia di teatro che di cinema. 

Nel 1975, la lettura di un libro ricevuto da Adam Michnik(2)  sul teatro e il cinema nel III Reich la sconvolge: lo stravolgimento della drammaturgia tedesca piegata all’ideologia le fa cogliere le analogie tra nazismo, stalinismo e comunismo. Benché non abbia mai fatto parte delle organizzazioni di partito, scrive: “Premi e banchetti, non solo da Goebbels, ma anche da Bierut, Sokorski o Cyrankiewicz (…), anch’io sono parte di un ripugnante monopolio, il monopolio della propaganda” (3).

Nel dicembre 1975 è fra i firmatari della cosiddetta "Lettera dei 59” inviata al Parlamento da un gruppo di intellettuali per protestare contro il progetto di introdurre nella Costituzione un articolo sull’inviolabilità dell’alleanza con l’URSS e sul ruolo guida del partito comunista. Alle parole del direttore del teatro in cui lavora, che le dice ironicamente che da grande attrice sarebbe diventata una dilettante della politica, risponde con una lettera molto dura in cui afferma di non essere interessata alla politica, ma all’aspetto morale della realtà, mentre in una lettera al marito, il poeta Marian Brandys (4) , spiega così le ragioni del suo gesto: "Di fronte ai miei cinquant’anni ho cominciato seriamente a riflettere sul valore e il senso che questi anni hanno avuto e ho cominciato anche a chiedermi in che modo vivere quelli che mi rimangono. (...) Ecco, sento un’ondata crescente di sterco, e sento che posso ancora compiere un gesto per non farla montare. Forse, in un momento successivo (...) bisognerà essere eroi per compiere questo gesto, per ora è sufficiente un po’ di coraggio” (5). La risposta delle autorità non si fa attendere, il suo nome è bandito dai teatri e vengono tolte dalla programmazione tutte le opere in cui recita: il nome dell’attrice deve scomparire dai teatri, dalla televisione, dalla radio e dai giornali.

Nel 1976 entra a far parte del KOR (Comitato di Autodifesa Operaia) (6). Si reca a Radom in veste di osservatore ai processi contro gli operai protagonisti della protesta del Giugno ’76. La persecuzione dei Servizi Segreti è particolarmente dura e perfida: telefonate e lettere anonime, accuse di furto, la sua macchina viene sporcata di vernice, le tagliano le gomme, distruggono la serratura del suo appartamento, simulano un’aggressione. Tutto questo, e l’impossibilità a fare il suo mestiere, la porta ad un crollo nervoso che culmina in un tentativo di suicidio. Descriverà poi la sua situazione in lettere e appunti che verranno pubblicati sulla stampa clandestina. 

Ciononostante, continua nel suo impegno. L’appartamento in cui vive con il marito spesso è luogo di incontri clandestini dell’opposizione. Nel maggio 1977 diviene la portavoce del KOR ed entra nel Consiglio Direttivo con la funzione di Segretario. Nel 1978, durante un lungo soggiorno in Occidente, partecipa a numerosi incontri con l’emigrazione e con i rappresentanti del mondo della cultura e raccoglie fondi per il KOR. Il 22 gennaio 1978 è tra i fondatori delle Università Volanti e partecipa alle serate di poesia organizzate dalle Università in appartamenti privati e in diverse chiese di Varsavia. 

Nell’ottobre 1979 partecipa allo sciopero della fame organizzato dai membri del KOR nella chiesa della santa Croce a favore dei dissidenti cecoslovacchi firmatari di Charta ’77 rinchiusi in carcere. 

Viene ripetutamente fermata dalla polizia, che in tal modo le impedisce di partecipare a recital di poesia organizzati in diverse città del Paese. Il suo ritorno sul palcoscenico nel novembre del 1980, durante il concerto in occasione della registrazione di Solidarnosc, è accolto da un lunghissimo applauso del pubblico. Scrive: „Alla fine, senza volerlo, sono diventata una figura simbolica e non più di teatro. (...) Mi hanno applaudito non per quello che ho recitato un tempo, durante i miei trenta e passa anni di carriera, ma per ciò in cui non ho mai recitato: per i miei cinque anni di persecuzioni dei Servizi Segreti”(7). Entra a far parte del Comitato in Difesa dei Prigionieri per le proprie Convinzioni creato nel dicembre del 1980 da Solidarnosc. Partecipa al I Congresso Nazionale dei Delegati di Solidarnosc.

Il 13 dicembre 1981 viene internata per cinque mesi. Dopo il rilascio, crea un proprio teatro, composto solo da lei, e riprende a recitare in appartamenti privati e nelle chiese. Attraversa tutto il Paese con recital di poesie, in cui declama i versi di poeti proibiti, fra cui Czeslaw Milosz, e poesia a carattere religioso, soprattutto di tema mariano. Negli anni ’80 è fra i firmatari di dichiarazioni e proteste redatte dai membri del KOR e nell 1987 entra a far parte del Comitato Civico del Presidente di Solidarnosc. 

Nell’estate del 1986 scopre di avere un cancro. Il 4 giugno 1989 va a votare in barella e muore 17 giorni dopo. Nel 2006 le è stata conferita post mortem la Croce di Commendatore dell’Ordine della Rinascita della Polonia.


NOTE

(1) Adam Mularczyk (1923-1996) Attore e regista. Durante l’occupazione nazista nel 1940, a soli 17 anni, fondò a Cracovia un teatro clandestino composto da ben 94 persone e che dal 1940 al 1945 allestì otto prime e 16 spettacoli clandestini cui parteciparono circa 2000 spettatori.

(2) Adam Michnik (17 ottobre 1946), giornalista, storico e scrittore.  Uno dei più importanti rappresentanti dell’opposizione polacca. Ha partecipato alle proteste del marzo 1968, membro del KOR è stato più volte messo in carcere dalle autorità al potere. Negli anni ’70 è membro del Comitato di Aiuto agli Operai (KOR) e autore di numerosi articoli sulla stampa clandestina. Non può recarsi a Danzica durante gli scioperi dell’agosto 1980, perché viene fermato dalla polizia, sarà liberato dopo la nascita di Solidarnosc, di cui diviene uno dei consiglieri per la regione di Varsavia. Dopo l’introduzione dello Stato di Guerra viene dapprima fermato, e dopo che si è rifiutato di lasciare volontariamente il paese viene rinchiuso in carcere, dove rimane, senza un processo, fino al 1984. Nel 1985 viene di nuovo arrestato e condannato a 3 anni di carcere. Viene rilasciato dopo un anno e mezzo per l’amnistia. Nel 1989 partecipa ai lavori della Tavola Rotonda. Dopo gli accordi del 1989 dirige  Gazeta Wyborcza (Gazzetta Elettorale), il giornale di Solidarnosc in vista delle elezioni, che diverrà poi il più importante quotidiano polacco e che dirigerà fino al 2004. Dal 1989 al 1991 è deputato al Parlamento Polacco.

(3) Da: Magdalena Grochowska Halina Mikoaljska, 1925-1989, in: Gazeta Wyborcza, 18 settembre 2006

(4) Marian Brandys (1912-1998) poeta e scrittore soprattutto di romanzi storici, biografie, e letteratura per i giovani.

(5) Da: Opozycja w PRL. Slownik biograficzny 1956-1989 (L’opposizione nella Repubblica Popolare di Polonia. Dizionario biografico1956-1989), Edizioni Osrodek Karta, vol.2, p.224

(6) Il Comitato di Difesa Operaio (KOR nasce il 23 settembre 1976, dopo la dura repressione del regime contro gli operai delle città di Ursus e Radom che avevano scioperato il 25 giugno precedente. Il KOR si proponeva di difendere le vittime della repressione, assistere le loro famiglie e, attraverso alcune pubblicazioni clandestine, rendere di pubblico dominio i casi di violazione dei diritti umani. Al KOR prendono parte uomini di diverso orientamento politico ed ideale, dall’estrema destra alla sinistra socialista, cattolici, protestanti, ebrei e laici. Quasi tutti i nomi dei membri del KOR sono resi di pubblico dominio. Ben presto diventa una delle organizzazioni dell’opposizione più importanti e note anche all’estero, e per questo riesce a rompere il monopolio dell’informazione dello stato comunista, nonostante le repressioni e i continui arresti subiti dai suoi membri.  

(7) Da: Opozycja w PRL (L’opposizione nella Repubblica Popolare di Polonia. Dizionario biografico1956-1989), Edizioni Osrodek Karta, vol.2, p.225.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.