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Josef Zverina 1913 - 1990

Teologo di "Charta '77"

Nasce il 3 maggio 1913 a Stritezi u Trebice, in Moravia. Studia al ginnasio arcivescovile di Praga-Bubenec (1932) e successivamente Filosofia e Teologia all'università lateranense di Roma. Viene consacrato sacerdote a Roma l’11 luglio 1937. Rientrato in Patria, dal 1938 al 1942 svolge la sua missione pastorale a Plzen e a Praga nella chiesa di San Nicola. 

Nel 1942 viene arrestato dalla Gestapo e rinchiuso in campo di concentramento per tredici mesi. Dopo la guerra è di nuovo parroco a San Nicola a Praga; dal 1946 al 1947 è a Parigi per approfondire gli studi di storia dell'arte e archeologia. Rientrato in Patria diviene assistente di archeologia e arte cristiana alla facoltà teologica dell'Università Carlo di Praga. Il 18 giugno 1948 consegue il dottorato in teologia all'Università Carlo. Dopo la chiusura degli istituti teologici nel 1950 viene inviato a 13 mesi di servizio militare obbligatorio. 

Il 24 gennaio 1952 è arrestato e condannato a 22 anni di carcere per "spionaggio e alto tradimento". Inizialmente viene rinchiuso nell'antica fortezza di Mirov, in Moravia: “Nelle celle eravamo tutti mischiati, preti e laici, prigionieri politici e carcerati comuni. Ci costrinsero a lavori diversi(...). Al termine dei primi tre mesi di prigionia fui di nuovo condotto in manette a nuovi interrogatori: non ne ho mai saputo il perché (...). L'interrogatorio durò nove mesi, in isolamento assoluto. Dopodiché, venni trasferito al Campo 4, nella regione di Jachimov dove il lavoro forzato consisteva nell'estrarre minerali di uranio che venivano poi trasportati in Unione Sovietica: partivano due o tre convogli ferroviari al giorno. Durante le operazioni di carico, passavano per le mie mani da 40 a 60 tonnellate al giorno. Poi venni trasferito in un campo di lavori forzati meno duro fisicamente, ma assai più pericoloso: vi si producevano dei preparati per esperimenti di laboratorio per conto dell'Unione Sovietica. Non c'era nessun sistema di protezione contro le irradiazioni, la polvere e il gas radon (uno dei gas rari, che si forma ed emana da elementi radioattivi)”. 

Dopo diciotto mesi viene trasferito nella prigione di Leopoldov e poi in quella di Valdice, in Boemia, dove lavora alla ripulitura dei cristalli: “Era un lavoro molto difficile, regolato da norme severe. Per svolgerlo ci organizzammo in squadre, ma ognuno di noi eseguiva una sola operazione. Lavorai lì per altri cinque anni. Dopo 14 anni di prigione venni rilasciato con la condizionale: in caso cioè di infrazione, mi avrebbero aggiunto all'eventuale nuova pena gli 8 anni che ancora mi restavano da scontare della condanna del 1949. Rimasi per altri dieci anni privato dei diritti civili”.

Liberato nel dicembre 1965, fino al 1968 svolge diversi lavori manuali riallacciando contatti e riprendendo iniziative missionarie durante i mesi euforici della Primavera. È animatore della DKO (Opera di rinnovamento conciliare) e direttore della rivista teologica "Via"; nel 1969 per qualche mese è assistente presso la Facoltà cirillometodiana di Litomerice. Dal 1970 al 1974 è parroco a Praskolesy u Zdic; nel 1974, sgradito alle autorità, gli viene ritirato il permesso statale, e viene "pensionato" anticipatamente: dalla casetta a Praga in cui di fatto è agli arresti domiciliari si dedica ancor più intensamente e "discretamente" alla cura spirituale dei fedeli e allo studio della teologia. Alcune sue opere vengono diffuse in Occidente, facendolo conoscere come uno dei teologi più significativi del ventesimo secolo. 

Semplice e fermo nelle convinzioni cristiane, diventa una delle personalità più autorevoli della rinascita religiosa e civile in Cecoslovacchia. Collaboratore del cardinal Tomasek, nel 1977 sottoscrive il documento n. 1 di “Charta 77”. Nell'ottobre 1988 ottiene la laurea honoris causa in Teologia all'università di Tubinga, la ritira per lui l'amico Rabas. Nel dicembre 1989, durante l’imponente manifestazione popolare a Praga, Vaclav Havel lo invita a parlare davanti a una folla di oltre mezzo milione di persone Nel 1990 rientra alla facoltà teologica dell'Università Carlo. Muore durante un viaggio in Italia, il 18 agosto 1990. Nel 1991 viene insignito, in memoriam, dell'Ordine di Masaryk. È sepolto in una tomba comune con delle suore al Vysehrad, nel cimitero monumentale di Praga.

Josef Zverina, L'esperienza della Chiesa - Scritti per una "Chiesa della compassione", Jaca Book, Milano, 1971 
Josef Zverina, Il coraggio di essere Chiesa, CSEO, Bologna, 1978 
Josef Zverina, La gioia di essere Chiesa, CSEO, Bologna, 1990

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.