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Lech Kaczynski 1949 - 2010

membro della direzione di Solidarnosc

Nasce a Varsavia, il padre era stato ufficiale dell’Armata Nazionale (AK) e aveva partecipato all’insurrezione di Varsavia. Nel 1971 si laurea in legge presso l’Università della capitale. Partecipa attivamente agli scioperi studenteschi del 1968. Nel 1971 si trasferisce a Danzica, dove insegna Diritto del Lavoro. 

Dopo i fatti del “giugno 1976” organizza una colletta in favore degli operai di Ursus e Radom colpiti dalla repressione. Nella primavera del 1977 inizia a collaborare con il Comitato di Autodifesa Operaia (KOR) e gira la Polonia per portare assistenza agli operai perseguitati dalle autorità. Nel 1978 partecipa alla creazione di un sindacato clandestino del Litorale. Tra il 1978 e il 1980, oltre a fornire assistenza legale a chi ne ha bisogno, tiene delle lezioni di diritti del lavoro e storia polacca per gli operai. 

Nell’agosto 1980 è uno degli esperti del Comitato Interaziendale di Sciopero, ed è una delle persone più vicine a Lech Walesa, collaborando alla stesura dell’accordo con le autorità. Fa parte della direzione di Solidarnosc e della Commissione Programmatica del sindacato. Dopo il 13 dicembre 1981 è internato, esce di prigione nell’ottobre 1982. Tra il 1982 e il 1988, insieme, tra gli altri, ad Arkadiusz Rybicki, fa parte del gruppo di consiglieri di di Lech Walesa. È uno dei responsabili delle strutture clandestine di Solidarnosc. 

Nel 1989 partecipa ai lavori della Tavola Rotonda nella commissione per il pluralismo sindacale. Dopo la legalizzazione del sindacato è vice presidente di Solidarnosc. 

Il 4 giugno 1989 è eletto senatore. Tra il 1991 e il 1993 e tra il 2001 e il 2003 è deputato al Parlamento. Nel 1991, durante la campagna elettorale di Walesa, per le elezioni presidenziali è uno dei più stretti collaboratori del futuro presidente, però dopo la vittoria elettorale, prende sempre più le distanze da Walesa. Nel 2001 fonda insieme al fratello gemello il partito di destra Diritto e Giustizia (PiS). Nel 2002 è eletto presidente di Varsavia. Il 23 dicembre 2005 è eletto Presidente della Repubblica

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.