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Lech Walesa 1943

leader di Solidarnosc

Nasce a Popowo, presso Lipno, a nord di Varsavia, in Pomerania. Frequenta la scuola professionale per elettricisti e dal 1967 al 1976 lavora come elettricista ai Cantieri Navali Lenin di Danzica. È uno dei capi degli scioperi del 14 dicembre 1970 al termine dei quali rappresenta i lavoratori durante le trattative con il nuovo segretario del POUP Edward Gierek. Nel 1976 viene licenziato per aver criticato i sindacati ufficiali e la direzione dei cantieri.
Nel 1978 entra a far parte dei Sindacati Liberi del Litorale Baltico (WZZ). Nel 1979 inizia una stretta collaborazione con il KOR, in particolare con Bogdan Borusewicz, Jacek Kuron, Jan Litynski. Distribuisce fra gli operai le pubblicazioni della stampa clandestina e organizza i gruppi dei WZZ. Nel 1979 è uno dei firmatari della “Carta dei diritti degli operai”, che contiene il programma per un movimento sindacale libero. Viene più volte fermato dalla polizia e deve cambiare spesso posto di lavoro. Quando il 14 agosto 1980 scoppia lo sciopero all’interno dei Cantieri Lenin di Danzica si pone alla testa degli operai, pur non essendo dipendente dei Cantieri (una delle condizioni poste dagli scioperanti è il suo reintegro al lavoro). Viene eletto presidente del Comitato Interaziendale di Sciopero. Nomina la Commissione di Esperti presieduta da Tadeusz Mazowiecki e guida le trattative con la delegazione governativa. Il 31 agosto firma l’accordo con il governo che accetta i 21 postulati dei lavoratori. Viene eletto presidente del Sindacato Libero Autonomo Solidarnosc. Figura dotata di grande carisma, nell’autunno 1980 gira per tutto il Paese conquistando una grande popolarità; profondamente religioso e abile negoziatore, dimostra di saper unire pragmatismo ed elasticità alla più assoluta fedeltà ai valori del sindacato; il suo carisma, inoltre, riesce a tenere unite le diverse anime di Solidarnosc, e soprattutto a mitigare quelle più radicali. Nel 1981 compie alcuni importanti viaggi all’estero e viene ricevuto in Vaticano da Giovanni Paolo II. In ottobre è nuovamente eletto presidente di Solidarnosc al termine dei lavori del I Congresso del sindacato. 
Nella notte fra il 12 e il 13 dicembre 1981, durante il colpo di stato del generale Jaruzelski, viene arrestato e portato in un campo di internamento. Le autorità confidano nella sua collaborazione per dar vita a una Solidarnosc controllata da Varsavia, ma egli rifiuta questo genere di compromesso, come rifiuterà un anno dopo l’offerta di un’alta carica statale, nonostante non sia contrario a cercare una mediazione. Le autorità cercano più volte di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica sia come oppositore del regime, sia come persona. Il 14 novembre 1982 viene rilasciato e posto sotto sorveglianza, come se fosse agli arresti domiciliari. Rifiuta di entrare in clandestinità pur senza rinunciare agli ideali di Solidarnosc. Come scrive egli stesso “in quegli anni sono stato in equilibrio tra l’isolamento sociale e l’inoperosità e la prigione”. Appena può ricominciare a muoversi, gira per tutto il Paese incontrando gli attivisti clandestini del sindacato e partecipando ai processi politici. Nell’aprile 1983 torna a lavorare ai Cantieri e il 5 ottobre riceve il Premio Nobel per la pace. Nel 1987 incontra a Varsavia il vice presidente USA George Bush e in giugno durante il pellegrinaggio del Papa in Polonia viene ricevuto in udienza privata da Giovanni Paolo II, che farà pubblicamente appello alla nazione perché “realizzi la grande eredità di Solidarnosc”. Nel 1989 l’aggravarsi delle tensioni sociali costringe le autorità a chiedere l’intervento di Walesa. Si aprono in tal modo i lavori della Tavola Rotonda che porteranno alla legalizzazione definitiva di Solidarnosc e alle elezioni semi libere del giugno 1989, primo passo della caduta del regime comunista.
Dal 1990 al 1995 è presidente della Repubblica di Polonia. Nel 1995 dà vita alla Fondazione “Istituto Lech Walesa”.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.