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Mircea Dinescu 1950

il poeta della coscienza rumena

Nasce a Sloboz da una famiglia di operai. Nel 1959, dopo aver terminato il liceo, si trasferisce a Bucarest: lavora come portiere nella sede dell’Associazione degli Scrittori Rumeni e contemporaneamente studia all’Accademia di Giornalismo Stefan Gheorghiu. Dal 1976 entra nella redazione della rivista letteraria Romania Literara (Romania Letteraria).

Debutta come poeta giovanissimo: nel 1967 pubblica i suoi primi versi, Destin de Familie (Destino di Famiglia). Quattro anni dopo esce il volume di poesie Invocatei nimanui (Grido di nessuno). Dal 1971 al 1989 la sua produzione letteraria è molto intensa, per tre volte viene premiato dell’Associazione degli Scrittori Rumeni.
Negli anni ’80 prende le distanze sempre più esplicitamente dalla politica di Ceausescu, e, mentre le sue opere divengono sempre più popolari - viene definito “la coscienza della Romania” - si trova sotto la stretta vigilanza della Securitate. Quando nel 1988 la censura rifiuta il suo poema Moartea cisteste ziarul (La morte legge il giornale), l’opera viene pubblicata ad Amsterdam. Il 17 marzo 1989 rilascia un’ampia intervista a Liberation in cui critica apertamente la politica del Governo: viene licenziato da Romania Literara, espulso dal Partito e costretto agli arresti domiciliari, sotto il costante controllo della polizia segreta. La notizia riecheggia ampiamente sulla stampa occidentale e negli ambienti letterari rumeni. Sette intellettuali del Paese inviano una lettera aperta di protesta al Presidente dell’Associazione degli Scrittori Rumeni.

Riesce a spedire in Occidente i suoi testi con l’aiuto dell’ambasciatore olandese Cohen Stork e del primo segretario dell’ambasciata polacca Lukasz Szymanski, molti sono tradotti in inglese e francese. Nel 1989 escono Mirage posthume (Miraggio dopo la morte, tradotto in francese) e Exil pe-o boaba de piper (Esilio su un granello di pepe tradotto in tedesco). Nel novembre del 1989 in un articolo di Le Monde si esprime grande preoccupazione per la sua sorte, ritenendolo “in grave pericolo di morte”. Partecipa attivamente agli eventi del 1989 e occupa la Televisione rumena. Dopo la fine del regime di Ceausescu, entra nel Fronte di Salvezza Nazionale. Alla fine del 1989 pubblica uno dei suoi volumi più importanti: O betie cu Marx (Una bevuta con Marx), tradotto in molte lingue. Nel 1991 crea la rivista satirica Academia Catavencu (L’Accademia di Catvenc), di dura critica del mondo politico, di cui è capo redattore fino al 2000. Nell’ottobre dello stesso anno fonda il mensile Plai cu boi (Il paese dei tori) e il settimanale satirico Aspirina Sacului (L’aspirina dei poveracci). Nel maggio del 2005 dà vita al quotidiano Gandul (Pensiero) che raggiunge le 100 mila copie di tiratura. A Bucarest crea una galleria di arte contemporanea e si occupa della pubblicazione di giovani poeti. In numerosi articoli di Gandul prende posizione sull’attualità. Dice: “Ho cambiato la politica rumena, perché ho insegnato alla gente a ridere del potere”. Nel 1999 firma l’appello degli intellettuali dei Balcani contro la guerra. Nel 2000, insieme ad altri due dissidenti, è membro del Consiglio nazionale di Ricerca degli Archivi della Securitate: su loro iniziativa vengono verificate le dichiarazioni dei 35 candidati alla carica di sindaco di Bucarest. Nel 1991 diventa Presidente dell’Associazione dei Letterati. Lo stesso anno, per i suoi meriti verso la cultura europea, diviene membro onorario dell’Università di Augusta, nel 1999 la fondazione tedesca Alfred Toepfer gli conferisce il premio Herder per la sua opera letteraria e nel 2003 il Time lo nomina “eroe dell’anno” nella categoria “Hate busters” (Ambasciatori di pace).

Mircea. Dinescu, A votre disposition, Bucarest, 1982
Mircea. Dinescu, Exile on a peppercorn, Forest Books, London- Boston, 1985
Mircea Diinescu, Poèmes, Albin Michel Ed., Paris, 1989 (con un’introduzione di Eugène Ionescu)
Mircea Dinescu, Trente deux poesie de Mircea Dinescu, Gap, 1989
Mircea Dinescu, Ein Maulkorb furs Gras, Zurich, 1990

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.