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Ottilia Solt 1944 - 1997

redattrice della rivista clandestina “Beszelo”,

Nasce a Budapest da una famiglia intellettuale: il padre era medico e la madre insegnante. Nel 1967 si laurea in filologia ungherese e filosofia e inizia a lavorare all’Istituto di Studi Economici. Partecipa alle ricerche condotte da Istvan Kemeny sulle condizioni di vita dei più poveri e figura tra gli organizzatori dei seminari di scienze sociali ed economia tenuti da Kemeny, prima all’Università e poi nel suo appartamento. Nel 1972 lascia l’Istituto di Studi Economici e inizia a lavorare all’Istituto di Pedagogia, dove continua le ricerche di sociologia, cui partecipa illegalmente e sotto falso nome Kemeny, che era stato licenziato e cui era stato proibito di pubblicare i risultati del proprio lavoro. 

Nell’estate del 1977 Ottilia si reca a Parigi dove vive in esilio Kemeny, che le consegna alcuni articoli e diverse pubblicazioni proibite in patria. Alla frontiera il materiale le viene confiscato ed è rinviata a giudizio. Il processo termina con l’ammonimento della polizia e il conseguente licenziamento, la revoca a vita del passaporto, la stretta sorveglianza e il rischio, in caso di reiterazione del reato, di processo penale. Nonostante i pericoli la sua attività non si ferma: partecipa a numerose iniziative dei circoli dell’opposizione e alle azioni di solidarietà per i firmatari di Charta ’77 in Cecoslovacchia. Lavora in una scuola elementare e poi come bibliotecaria. 

Nel 1979, insieme ad altri membri dei circoli di Kemeny, dà vita al “Fondo di Aiuto ai Poveri”. Nel 1981 perde definitivamente il lavoro e subisce continue minacce dalla polizia, ma non si lascia intimidire: entra a far parte della redazione della rivista clandestina “Beszelo”, dove pubblica i più importanti documenti programmatici dell’opposizione democratica, soprattutto nel campo delle analisi e delle politiche sociali. È firmataria di tutte le proteste contro le violazioni dei diritti umani e partecipa alle più importanti iniziative dell’opposizione organizzate in occasione dell’anniversario della rivoluzione del ’56 o nel giorno della festa nazionale ungherese il 15 marzo. 

Pur continuamente sorvegliata dalla polizia, con il telefono sotto controllo e l’abitazione ripetutamente perquisita, nel 1988 svolge un ruolo decisivo nella costituzione di una “Rete delle Iniziative Libere” e nella stesura della dichiarazione programmatica intitolata C’è una via d’uscita, pubblicata nello stesso anno su “Beszelo” per la trasformazione della Rete in partito politico con il nome di “Associazione dei Giovani Democratici”. È membro del Consiglio nazionale del partito fin dalla sua nascita. Il 15 marzo 1988 è fermata dalla polizia e interrogata a lungo. 

Nel 1989 inizia a lavorare come ricercatrice all’Istituto di Sociologia dell’Università di Budapest e contribuisce a far uscire dalla clandestinità la rivista “Beszelo”, facendola diventare un settimanale legale. Rimane nella redazione fino al 1995. Nel 1990 è eletta al Parlamento ed entra nella commissione sociale, di cui sarà Vicepresidente fino al 1994, anno del suo ritiro dalla vita politica.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.