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Ryszard Kaczorowski 1919 - 2010

presidente del governo ombra polacco nel 1989

Nasce a Bialystok da una famiglia della piccola nobiltà polacca. Prima della guerra fa parte del movimento scoutistico. Dopo l’occupazione della sua città da parte dell’Armata Rossa, e la conseguente messa fuori legge degli scout, dà vita a un’organizzazione scoutistica clandestina. Nel 1940 viene arrestato dall’NKVD e condannato a morte. La pena sarà poi commutata in dieci anni di lager: viene deportato nella Kolyma. Nel 1941 è liberato a seguito del patto Sikorski-Majski ed entra nell’esercito del generale Anders, con cui combatte anche a Montecassino. Dopo la guerra si stabilisce in Inghilterra, dove conclude gli studi in Economia internazionale. Per tutta la vita lavorerà come contabile.

È Presidente dell’organizzazione scoutistica polacca in esilio. Nel 1986 è nominato Ministro degli Interni del governo polacco in esilio, e, nel 1988, il Presidente in carica, Kazimierz Sabbat, lo nomina suo successore. Diviene Presidente in esilio il 19 luglio 1989, quando inaspettatamente Sabbat muore nelle strade di Londra per un attacco di cuore. Dice: “Ero stato nominato dal presidente Sabbat suo successore, ma nessuno si sarebbe potuto immaginare che sarebbe andata così. Era lo stesso giorno in cui a Varsavia diventava presidente il generale Jaruzelski. Uno scherzo della storia”. Quando presta giuramento ha già quasi 70 anni. Sabbat non lo aveva indicato per particolari doti di guida, ma soprattutto perché conosce molto bene la gioventù polacca in esilio e la situazione interna del Paese. 

È Presidente per appena un anno e mezzo: il 22 dicembre 1990 vola a Varsavia per consegnare le insegne presidenziali al nuovo Capo di Stato polacco, Lech Walesa. Questo passo non è stato facile: come la maggior parte dei membri dell’emigrazione polacca, non si fida delle conclusioni della Tavola Rotonda e vorrebbe terminare la sua missione politica solo dopo elezioni totalmente libere. Dopo il 1990 continua a vivere a Londra, ma si reca molto spesso in Polonia per partecipare a manifestazioni ufficiali. 

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.