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Tadeusz Mazowiecki 1927 - 2013

membro di Solidarnosc

Tadeusz Masowiecki

Tadeusz Masowiecki

Nasce a Plock, il padre è medico. Studia legge all’Università di Varsavia, ma non termina gli studi. Nel 1949 entra a far parte del gruppo “Pax” costituito da giovani cattolici legati a Boleslaw Piasecki, che cercano un modus vivendi con il regime comunista. Ne esce insieme ad altri nel 1955 perché non condivide la linea di compromesso di Piasecki. 

È uno dei cofondatori dei Club dell’Intellighenzia Cattolica (KIK). Il punto centrale della sua attività pubblica non è focalizzato sull’opposizione al regime, quanto piuttosto sul tentativo di agire all’interno della vita pubblica per creare e ampliare spazi di libertà culturale e solidarietà sociale. Nel 1961 entra in parlamento nel piccolo gruppo di deputati di Znak. 

Nel 1978, durante un incontro al KIK di Varsavia, afferma: “Nelle condizioni politiche polacche esiste uno spazio intermedio tra il dissenso e la legalità, ma il potere cerca di confinare nella categoria dei dissidenti tutti i gruppi che vogliono occuparlo; a questo tentativo del regime bisogna opporsi in tutti i modi per difendere questo importante spazio intermedio.” Una realtà molto significativa che opera in tale spazio è il movimento che ruota attorno ai KIK e al mensile cattolico “Znak” (Il Segno), all’interno dei quali Tadeusz riveste un ruolo fondamentale. Dal 1958 per 23 anni è a capo della rivista di Varsavia “Wiez” (Legame) legata a Znak, che raccoglie un gruppo di giovani pubblicisti cattolici. Come capo redattore apre un dialogo con i marxisti non legati al regime ed è fra gli iniziatori del dialogo tra polacchi e tedeschi. Dopo gli avvenimenti del marzo 1968 pubblica su Wiez i testi di quanti non possono più scrivere sulla stampa ufficiale. 

Immediatamente dopo i tragici fatti del dicembre 1970 si reca a Danzica e chiede la costituzione di una Commissione speciale per indagare sugli eventi. Dalle pagine di Wiez chiede una riforma del sistema che consenta lo svolgersi di una discussione libera, garantisca l’autonomia della scienza e della cultura e assicuri “un’efficace rappresentanza degli operai”. Afferma che bisogna restituire alla società la percezione di essere corresponsabili del destino del Paese e di partecipare realmente alla vita pubblica. La risposta delle autorità è la cancellazione del suo nome dalle liste elettorali del 1972. Nella prima metà di quell’anno si adopera con successo perché l’attività di Znak si concentri sempre di più su un lavoro educativo e culturale a lungo termine. 

Nel novembre 1976 in un’intervista al “Frankfurter Allgemeine Zeitung” esprime il suo appoggio agli operai vittime della repressione dopo gli eventi di Ursus e Radom: “I sindacati devono avere un ruolo autonomo, la censura deve essere ridotta, bisogna garantire un’autentica autonomia alle organizzazioni e ai gruppi sociali, deve essere abolita la propaganda atea dello Stato e tutti i cittadini devono avere le stesse opportunità lavorative.” Rischiando la chiusura di Wiez, dal 24 al 30 maggio 1977 partecipa allo sciopero della fame di solidarietà con gli operai e i rappresentanti del KOR in carcere. Nel novembre 1977 organizza un convegno nella sede di Wiez dedicato ai diritti umani, a cui partecipano i nomi più significativi dell’opposizione e nel gennaio del 1978 è fra i fondatori delle “Università Volanti”. 

È fra gli autori dell’Appello di 64 intellettuali del 20 agosto 1980 a sostegno degli operai che scioperano a Danzica. Il 22 agosto insieme a Bronislaw Geremek porta l’Appello ai Cantieri Lenin e, su richiesta di Lech Walesa, entrambi assumono il ruolo di consiglieri del Comitato di Sciopero. In seguito viene nominato presidente della Commissione di Esperti di Solidarnosc e svolge un ruolo chiave durante le trattative con il governo. Dopo la firma degli accordi è il principale consigliere di Walesa, distinguendosi per la sua linea moderata affinché Solidarnosc non sia “un fuoco d’artificio come tanti altri nella nostra storia, ma una realtà radicata e consolidata, che cambi il volto del Paese”. È capo redattore del “Settimanale di Solidarnosc” e con l’introduzione dello Stato di Guerra il 13 dicembre 1981, viene rinchiuso in diversi campi di internamento, da cui uscirà il 23 dicembre 1982. Riprende subito un’intensa attività pubblicistica per la stampa clandestina, su cui pubblica numerosi articoli e testi fondamentali per comprendere il “fenomeno” Solidarnosc, e contemporaneamente è al fianco delle strutture clandestine del sindacato e viene ripetutamente fermato dalla polizia...

Nel 1987, grazie all’intervento del Ministro degli Esteri belga, gli viene concesso il passaporto: si reca in Belgio, Francia, Germania, Italia e Austria, dove tiene una serie di conferenze su Solidarnosc e ha numerosi incontri con i sindacati, la stampa e i politici di quei Paesi. Rientrato in patria, continua la sua opera di mediatore, soprattutto nei momenti in cui il conflitto sociale sembra in procinto di esplodere in modo drammatico.

Nel 1989 è nel ristretto gruppo che ha il compito di preparare i lavori della Tavola Rotonda, cui partecipa come copresidente della Commissione per il pluralismo sindacale. Non si candida alle elezioni del giugno 1989, assumendo invece il ruolo di capo redattore del rinato “Settimanale di Solidarnosc” ma, su richiesta di Lech Walesa, il 24 agosto 1989 accetta l’incarico di formare il nuovo governo. Riesce a introdurre un serie di riforme fondamentali, fra cui la riforma della Costituzione, che cambiano completamente il sistema politico, consentendo di introdurre anche nuove regole economiche. Primo Ministro fino al dicembre 1990, dal 1992 al 1995 riveste l’incarico di commissario speciale della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU nella ex Jugoslavia, ma restituisce il mandato in segno di protesta per l’indifferenza della comunità internazionale e dei Capi di Stato occidentali di fronte al genocidio dei Balcani. Fino al 2001 è deputato al parlamento polacco. 

Ha ricevuto numerosi premi internazionali, fra cui: l’Ordine dell’Aquila Bianca in Polonia (1995), l’Ordine d’Oro in Bosnia (1996), la Legion d’Onore (1997) e il premio Srebrenica 1995 (2005).

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.