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Vaclav Benda 1946 - 1999

portavoce di "Charta 77"

Nasce a Praga; dopo il liceo, studia Filosofia, Storia e Cultura boema all’Università Carlo. Nel 1968 partecipa attivamente al Movimento studentesco, diventa presidente del Consiglio degli Studenti della Facoltà di filosofia e fonda il Club dei Giovani Cattolici. Nel 1970 ottiene il dottorato in Filosofia, poi inizia a studiare Matematica e Fisica, laureandosi in Cibernetica teorica. Il relatore della tesi è Ivan Havel, fratello di Vaclav, grazie a lui entra in contatto con gli ambienti dell’opposizione. Dai primi anni ’70 organizza incontri con gli attivisti cattolici che non accettano la cosiddetta “normalizzazione” e chiedono un’estensione delle libertà civili e religiose. Terminati gli studi matematici, lavora come programmatore all’Istituto di Ricerca delle Ferrovie. Dal matrimonio con la matematica Kamila Neubauerova nascono sei figli. Nel 1976 partecipa agli incontri che daranno poi vita a Charta ’77, di cui diviene uno dei membri più attivi. Nell'articolo La polis parallela propone di creare strutture della società civile indipendenti dal potere totalitario, “capaci, anche se in misura limitata, di svolgere una funzione utile per tutti” e chiede anche di cercare di cambiare dall’interno quelle che già ci sono, per quanto possibile. Indica nelle organizzazioni della cultura clandestina il modello per creare la “polis parallela” con scuole, circoli scientifici, centri di informazione libera, augurandosi che anche solo un parziale successo di queste iniziative possa cambiare il volto della società cecoslovacca. Per aver firmato Charta ’77 viene licenziato dall’Istituto e inizia a lavorare come fuochista. Nell’aprile 1978 è uno dei fondatori del Comitato di Difesa degli Ingiustamente Perseguitati (VONS). Il 1 febbraio 1978 è nominato portavoce di Charta ’77. A maggio è arrestato insieme ad altri nove membri del VONS con l’accusa di attività antistatale, sconta quattro anni di carcere. Esce di prigione il 29 maggio 1983 riprendendo immediatamente l’attività in Charta ’77 e nel VONS. Dal 1 gennaio 1984 all’inizio del 1985 è nuovamente portavoce di Charta ’77: il suo contributo è fondamentale per lo sviluppo del movimento, indebolito dalla prigionia o dall’esilio di molti firmatari e per gli ambienti cattolici. Nel 1985 inizia la pubblicazione clandestina della rivista di orientamento cristiano “Paraf”. Oltre ad articoli e saggi politici, scrive testi filosofici e letterari, favole per bambini e lavori di matematica e cibernetica. Nel 1988 partecipa alla stesura del manifesto Democrazia per tutti, che indica gli obiettivi politici dell’opposizione cecoslovacca e sarà la piattaforma da cui nascerà nel 1989 il Movimento per le Libertà Civili, di cui Benda è uno dei fondatori. Nel novembre 1989 istituisce il Partito Cristiano Democratico (KDS) e ne è il primo presidente. Nel1990 è eletto al Parlamento. Dal 1994 al 1998 è direttore dell’Ufficio di Documentazione dei Crimini del Comunismo. Nel novembre 1996 diventa senatore. Muore a Praga il primo giugno 1999 dopo una lunga malattia.

Vaclav Benda, Lettere dal carcere, CSEO Outprints, Bologna, 1981
Vaclav Havel, Vaclav Benda, Frantisek Lizna, Gli ostaggi sono fuggiti - Lettere dalle carceri cecoslovacche, CSEO Outprints, Bologna, 1982

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.