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Vaclav Havel 1936 - 2011

leader della "Rivoluzione di velluto"

Nasce a Praga da una famiglia di noti imprenditori che subisce la nazionalizzazione dei beni dopo l’ascesa al potere dei comunisti. A causa della sua estrazione sociale non può iscriversi alle scuole superiori. Studia da carpentiere, poi da tecnico di laboratorio e contemporaneamente frequenta un ginnasio serale. Non è ammesso a nessuna facoltà universitaria umanistica e si iscrive a Economia. Dopo il servizio militare lavora come tecnico al teatro Na Zabradlí (Alla ringhiera), dove mette in scena le sue prime opere, incoraggiato dal direttore.

Nel 1964 sposa Olga Splichalova e l’anno successivo entra nella redazione del mensile dell’"Associazione degli Scrittori Cecoslovacchi." In seguito, per il suo impegno contro la discriminazione di alcuni autori, viene cancellato dalla lista dei candidati al direttivo dell’Associazione. 

Nel marzo 1968 firma con 150 intellettuali una lettera aperta al Comitato Centrale del partito sostenendo il processo di democratizzazione, in aprile diventa presidente del “Club degli Scrittori Indipendenti.” Partecipa attivamente alle proteste contro l’invasione sovietica. A settembre manda una lettera aperta ad Alexander Dubcek ed è uno degli autori dell’appello contro la “normalizzazione”. Negli anni ’70 i suoi testi vengono messi all’indice e ritirati da tutte le biblioteche, Havel è perseguitato a più riprese dal regime. Nel dicembre 1972, con 35 scrittori céchi, invia una petizione al presidente Husak che chiede l’amnistia per i detenuti politici; l’8 aprile 1975 firma la famosa Lettera al segretario generale del Partito comunista Gustav Husak, in cui descrive la Cecoslovacchia come una società governata dalla paura. 

Alla fine del 1975 fonda la rivista clandestina “Expedice” che pubblica libri di autori céchi e stranieri. Nell’agosto 1976, insieme ad altri autori e filosofi invia una lettera al premio Nobel Heinrich Boll, chiedendo solidarietà per i musicisti del gruppo “Plastic People” in carcere. Il loro processo e l’entrata in vigore del Documento Finale della Conferenza di Helsinki fanno nascere una collaborazione tra gli intellettuali della Primavera di Praga e gli ambienti cristiani, fino a quel momento isolati tra loro. Da questi nuovi legami nasce "Charta ’77", una “comunità libera informale ed aperta di uomini di diverse convinzioni, diverse religioni e diverse professioni, legati dalla volontà di operare individualmente e insieme per il rispetto dei diritti civili ed umani". Il 1 gennaio 1977 viene resa pubblica la "Dichiarazione di Charta ’77." I primi portavoce della Charta sono Vaclav Havel e Jiri Hajek e Jan Patocka che muore il 13 marzo 1977, dopo estenuanti interrogatori. Il giorno dopo anche Havel è arrestato e accusato di crimini contro lo stato. Rilasciato a maggio, viene messo al centro di una campagna diffamatoria che lo costringe a dimettersi dalla carica di portavoce. Nell’ottobre 1977 viene condannato a 14 mesi di prigione e a tre anni di condizionale per aver leso gli interessi dello Stato all’estero. Il 27 aprile 1978 è tra i fondatori del “Comitato di Difesa degli Ingiustamente Perseguitati” (VONS). In ottobre scrive il saggio più famoso: Il potere dei senza potere, e lo spettacolo teatrale La firma, mentre dal 6 novembre torna a ricoprire l'incarico di portavoce di Charta '77. 

Il 29 aprile 1979 è arrestato con altri 15 membri del VONS per attività sovversiva e condannato a 4 anni e mezzo di carcere senza condizionale. Dalla prigione scrive alla moglie 144 lettere raccolte in un volumetto dal titolo Lettere a Olga. Ottiene la libertà nel gennaio 1983 per una grave malattia ai polmoni. 

Negli anni seguenti Havel non smette di battersi per difendere i cittadini perseguitati e non abbandona la vocazione teatrale. L'11 novembre 1986 riceve il Premio Erasmo "per il suo contributo alla cultura europea”. Il 16 gennaio 1989, anniversario del suicidio di Jan Palach, viene arrestato e condannato a 9 mesi di carcere per aver deposto fiori sotto la statua di san Venceslao. Il 19 novembre 1989 è tra i fondatori del Forum Civico, la principale struttura della “Rivoluzione di Velluto”. Il 29 dicembre diventa Presidente della Federazione Cecoslovacca, carica da cui si dimette nel 1992, dopo la scissione dalla Slovacchia. Il 26 gennaio 1993, il nuovo parlamento céco lo elegge primo Presidente della Repubblica Céca. Nel gennaio 1996, dopo una lunga malattia, muore la moglie Olga, amatissima in Patria. Il 20 gennaio 1998, il Parlamento lo elegge nuovamente presidente della Repubblica, rimarrà in carica fino al 2003.

A causa di una malattia ai polmoni, Vaclav Havel si spegne all'età di 75 anni a Hrádeček, il 18 dicembre 2011.

Dal 6 marzo 2013, prima Giornata Europea dei Giusti, a Vaclav Havel sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano. 

Václav Havel, Il potere dei senza potere, CSEO outprints n. 1, Bologna, 1979Václav Havel, I congiurati, CSEO outprints n. 7, Bologna, 1980 
Václav Havel, La firma, CSEO outprints n. 4, Bologna, 1980 
Václav Havel, Dell’entropia poitica, CSEO outprints, Bologna, 1981 
Václav Havel, Dissenso culturale e politico in Cecoslovacchia. Per una decifrazione teatrale del codice del potere, A cura di C. Guenzani, Marsilio, Venezia, 1977 
Václav Havel, Un uomo al castello, Santi Quaranta, Treviso, 2007 
Václav Havel, L’udienza, Forum Edizioni, Udine, 2007 
Václav Havel, L’opera dello straccione e altri testi, Garzanti, Milano, 1992 
Václav Havel, Interrogatorio a distanza. Conversazione con Karel Hvizdala,traduzione di Giancarlo Fazi, prefazione di Paolo Flores D’Arcais, Garzanti, Milano, 1990
V. Havel V. Benda, F. Lizna, Gli ostaggi sono fuggiti, CSEO outprints, Bologna, 1982
Charta ’77, CSEO Biblioteca, Bologna 1978
Charta '77, Cinque anni di non-consenso, CSEO outprints n. 13, 1982
Charta ’77 e il movimento pacifista, CSEO outprints, Bologna, 1983
Processo a Praga (22-23 ottobre 1979), CSEO outprints, Bologna, 1980
Processo a Praga, CSEO outprints n. 5, Bologna, 1980


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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.