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Vasile Paraschiv 1928 - 2011

fondatore del primo Sindacato Libero dei Lavoratori Rumeni

Nasce a Ploiesti. Dopo le scuole, lavora come tecnico delle telecomunicazioni. Nel 1946 si iscrive al Partito Comunista Rumeno. Esce dal partito nel 1968 convinto che gli operai siano stati “vittima di soprusi e ingiustizie da parte degli attivisti del partito”. Il 29 luglio 1969 è arrestato sul luogo di lavoro, dopo una breve istruttoria viene rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Urlat, dove immediatamente comincia uno sciopero della fame. Viene dimesso dopo cinque giorni. 

Nel 1976 invia una lettera aperta a Radio Europa Libera in cui denuncia le repressioni contro i membri del disciolto Partito Socialdemocratico. Per questo viene arrestato, e il 1 dicembre è di nuovo rinchiuso in ospedale psichiatrico, dove rimane fino al 26 dicembre. Senza nessun esame clinico, gli viene diagnosticata una “reiterante psicosi maniacale”. L’8 febbraio firma la lettera aperta inviata da Paul Goma all’Incontro di Belgrado della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in cui sono denunciate le violazioni dei diritti umani e civili in Romania. 

Il 23 febbraio è arrestato e rinchiuso ancora una volta in ospedale psichiatrico, dove rimane per 45 giorni. Dopo la dimissione, ottiene il passaporto, il visto francese e si reca a Parigi, dove incontra i sindacalisti francesi ed austriaci, partecipa ad una conferenza stampa in cui lancia un appello perché siano sostenuti sindacati liberi nei paesi comunisti. 

Nel 1978 riesce a rientrare in Romania e nel febbraio del 1979, insieme a Ionel Cana e Gheorghe Brasoveanu fonda il primo Sindacato Libero dei Lavoratori Rumeni. Il 28 maggio 1979 viene fermato dalla Securitate e torturato in un bosco presso Ploiesti. 

Il 14 novembre 1979 subisce nuovamente delle atroci torture, che ricorda così: “Mi hanno portato di nuovo nel bosco. Mi hanno colpito alla testa con dei sacchi di sabbia fino a farmi perdere coscienza. Mi hanno colpito con un bastone di gomma sotto le piante dei piedi e preso a pugni al fegato, all’addome. Poi se ne sono andati abbandonandomi più morto che vivo. Non capivo niente, non sapevo dove ero e come ci eravamo arrivati. Quando, dopo molto tempo, sono riuscito a rimettermi in piedi ho avuto la sensazione che tutti i miei organi si fossero spostati.”. 

Durante gli eventi del 1989 è di nuovo in ospedale psichiatrico. Dal 1989 è uno dei più importanti sindacalisti di Ploiesti.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.