Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

English version | Cerca nel sito:

Walter Schilling 1930 - 2013

Il pastore delle comunità dei giovani

Walter Schilling

Walter Schilling

Nasce a Sonnenberg, in Turingia. Il padre è un pastore affiliato, insieme alla madre, a una corrente antinazista della Chiesa protestante. A diciassette anni, deciso a seguire le orme del genitore, non potendo studiare teologia nella zona di occupazione sovietica, si trasferisce nella Ruhr. In seguito lavora come operaio agricolo e poi come minatore in Vestfalia. Queste esperienze avranno un’influenza decisiva sulla sua sensibilità sociale. 

Tra il 1950 e il 1955 studia teologia a Munster, Heidelberg e Jena. Divenuto pastore, inizia a prestare servizio presso la parrocchia di Braunsdorf – Dittrichshutte, vicino a Saalfeld, in Turingia. Grazie all’intensa opera pastorale soprattutto fra i giovani, il numero dei suoi parrocchiani aumenta rapidamente. Dal 1968 trovano rifugio presso di lui, tra gli altri, gli hippies, che nella DDR erano perseguitati dalla polizia. Chiunque può andare a Braunsdorf, “un’isola in un mare rosso”, perché il pastore, amante del jazz e del blues, non pretende dai propri ospiti alcun impegno religioso. Le sue liturgie attirano anche i non credenti e il suo modo innovativo di intendere la pastorale, più come frutto di un’amicizia che di un’organizzazione rigidamente gerarchica, suscita l’ostilità di alcuni ambienti della Chiesa, ma allo stesso tempo attira altri giovani pastori, interessati a seguire il suo metodo, definito “Lavoro aperto”. 

Nel 1971 hanno inizio dei regolari incontri regionali per i pastori e i giovani più impegnati. Le comunità giovanili di alcune grandi città, Erfurt, Halle, Berlino, diffondono le sue idee rivoluzionarie: vita di comunità, accoglienza degli altri senza pregiudizi, abolizione di ogni gerarchia nei rapporti interpersonali, gioia e spontaneità. 

Nel 1974 viene sollevato dall’incarico su pressione della Stasi e matura l’idea di un impegno politico, che assume forma concreta a partire dal 1976. Inizia a proteggere, ad esempio, i giovani che rifiutano il servizio militare e partecipa alla protesta contro l’espulsione dalla DDR dello scrittore Wolf Biermann. In diverse città del sud del Paese vengono organizzati dei “seminari tematici”, che verso la fine degli anni Settanta coinvolgono circa duemila giovani. Nel 1980 le autorità proibiscono questi incontri, e nell’ottobre dello stesso anno chiudono il centro giovanile di Braunsdorf. 

La Stasi lo tiene sotto controllo fin dalla fine degli anni Cinquanta, per la sua costante assenza dalle urne nei giorni delle elezioni e perché non fa mistero dei propri sentimenti anticomunisti. Una parte dei dossier che lo riguardano sarà distrutta tra il 1989 e il 1990, ma ciò che è rimasto ha rivelato che alcuni suoi collaboratori erano al servizio della polizia politica. Schilling mette costantemente in guardia i suoi giovani dai metodi della Stasi, soprattutto li esorta a non lasciarsi tentare dalle proposte di collaborazione, ne parla apertamente durante gli incontri fin dal 1959 e dal 1986 tiene un ciclo di lezioni su questo tema per i gruppi giovanili della Turingia. Dopo la chiusura del centro di Braunsdorf si dedica soprattutto al lavoro a livello nazionale. 

Nel 1981, sperando - senza successo - di provocare un’adeguata reazione della Chiesa, prepara, insieme ad altri membri del “Lavoro Aperto, un’ampia documentazione sulle violazioni dei diritti umani in Turingia”. Nel 1982 fonda ad Altendorf, con altri pastori, il “Gruppo per la Pace” e partecipa agli incontri dei gruppi pacifisti della Turingia. È coautore dei documenti fondamentali del 1° Congresso della “Chiesa di Base”, organizzato come segno di protesta contro l’atteggiamento collaborazionista della gerarchia ecclesiastica. Nell’autunno del 1989, durante le manifestazioni contro il governo, diffonde le notizie degli attacchi della polizia e viene arrestato l’8 ottobre, un mese prima della caduta del Muro. Dopo la riunificazione della Germania si occupa di studiare e chiarire il passato recente del Paese, soprattutto il ruolo della Chiesa evangelico-asburgica della Turingia, compromessa con il regime. Dal 1995 è in pensione e vive con la moglie a Dittrichshutte. Ha ricevuto il “Premio per i Diritti Umani” della città di Weimar.

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.