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Wladyslaw Bartoszewski 1922 - 2015

una grande figura morale di resistenza ai totalitarismi

Storico e pubblicista, nasce a Varsavia nel 1922 e nel settembre 1939 partecipa come infermiere alla difesa della città dall’invasione tedesca. Il padre era funzionario di banca e la famiglia della madre era fortemente impegnata nei movimenti indipendentisti polacchi.

Il 19 settembre 1940 Wladyslaw viene arrestato dai nazisti e rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz, ma grazie all’intervento della Croce Rossa Polacca viene rilasciato l’8 aprile 1941. Dall’autunno 1941 al 1944 studia filologia polacca all’università clandestina di Varsavia e nel 1942 entra nell’organizzazione clandestina cattolica “Fronte per la Rinascita della Polonia”, fondata da Zofia Kossak. Nell’agosto 1942 presta giuramento come soldato dell’Armata Nazionale (AK), l’esercito partigiano alle dipendenze del Governo Polacco in esilio a Londra. Dalla fine del 1942 al 1944 lavora presso il Dipartimento degli Interni della Delegazione Polacca del Governo in Esilio, dove si occupa dell’aiuto ai detenuti e di raccogliere e inviare a Londra tutta la documentazione possibile sui crimini nazisti. Partecipa al Comitato di Soccorso agli Ebrei e al gruppo “Zegota”, dove nel 1943 si occupa di organizzare gli aiuti per gli insorti del Ghetto di Varsavia. Dal 1 agosto al 2 ottobre 1944 partecipa all’insurrezione della città e rimane in clandestinità fino all’ottobre del 1945 come membro dell’organizzazione anticomunista “NIE”. Nell’autunno dello stesso anno inizia a lavorare per la Commissione Centrale di Documentazione sui Crimini Nazisti in Polonia e all’inizio del 1946 entra nel Partito Popolare (PSL) che si oppone alla sovietizzazione della Polonia. 

Il 15 novembre 1946 viene arrestato con l’accusa di spionaggio; rilasciato il 10 aprile 1948, viene nuovamente arrestato il 14 dicembre 1949 per attività anti sovietica e il 29 maggio 1952 è condannato a 8 anni di carcere per spionaggio. Esce dal carcere il 16 agosto 1954. Il 2 marzo 1955 il Tribunale Militare dichiara infondate le accuse mosse contro di lui e lo riabilita. Dal 1957 inizia a collaborare con il settimanale dell’intellighenzia cattolica di Cracovia “Tygodnik Powszechny”. Dall’inizio degli anni Sessanta tiene i contatti con i giovani tedeschi del movimento Pax Christi, un movimento impegnato a promuovere la riconciliazione tra Polonia e Germania. Nel 1967 pubblica il testo Costui è della mia stessa patria. I Polacchi che hanno soccorso gli Ebrei 1939-1945. Negli anni 1974-1975 organizza a Varsavia incontri clandestini sulla storia recente della Polonia. Dal 1973 al 1981 è docente presso l’Università Cattolica di Lublino e diviene il punto di riferimento dei giovani che ruotano attorno al mensile clandestino “Spotkania” (Incontri). È firmatario di numerosi appelli e proteste contro il regime, fra cui, nel gennaio 1977, la lettera di protesta contro le repressioni degli operai di Ursus e Radom. Il 22 gennaio 1978 è uno dei fondatori delle Università Volanti (Corsi universitari clandestini) dove tiene dei corsi sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e sui rapporti tra Polacchi ed Ebrei. 

Il 20 agosto 1980 firma l’Appello redatto da 64 intellettuali per sostenere gli scioperi del Litorale e nel settembre dello stesso anno entra a far parte di Solidarnosc. Il 13 dicembre 1981 viene internato, ma esce dopo pochi mesi, il 28 aprile 1982, a seguito delle proteste di molti intellettuali e politici tedeschi, austriaci ed ebrei.

Dal 1983 al 1990 tiene corsi alle università di Monaco di Baviera, Eichstatt e Augsburg. Negli anni Ottanta pubblica molti lavori sulla stampa clandestina ed estera, in particolare alcuni testi fondamentali sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e degli Ebrei polacchi. Costantemente sorvegliato dai servizi segreti, anche durante i suoi viaggi all’estero, mantiene sempre un atteggiamento da grande umanista e libero pensatore: rifiuta recisamente l’uso della violenza e cerca sempre di gettare dei ponti per il dialogo. Con la sua opera di storico si fa promotore della riconciliazione fra polacchi ed ebrei e fra polacchi e tedeschi, e al contempo mantiene viva la memoria dell’esperienza dello Stato Polacco Clandestino, dell’insurrezione di Varsavia e del Ghetto, nonché dei crimini dei due totalitarismi, nazista e comunista. Nel 1986 riceve il Premio per la Pace degli Editori Tedeschi. In quell’occasione dice: “Per me la pace è indissolubile dalla libertà di ogni uomo e di tutti i gruppi sociali: libertà di confessione, di pensiero, di scegliere il luogo e la forma della propria vita, il proprio sistema politico ed economico. Libertà di parola, libertà dalla paura. Non potremo mai realizzare una pace duratura senza garantire a tutti queste indispensabili condizioni di vita”. 

Dal 1990 è presidente del Consiglio Internazionale del Museo di Auschwitz e nel 1991 riceve la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele. Dal 1990 al 1995 è ambasciatore in Austria e poi ministro degli esteri e senatore. Ha ricevuto le più alte onorificenze in Germania, Austria, Estonia, Lituania, Ungheria e Spagna. Nel 1995 gli è stata conferita la più alta onorificenza polacca: l’Ordine dell’Aquila Bianca.

Nel 1966 il Memoriale di Yad Vashem ha nominato Wladyslaw Bartoszewski “Giusto tra le Nazioni” per la sua opera a difesa degli ebrei a Varsavia con il gruppo “Zegota”.

Bartoszewski si spegne a Varsavia il 24 aprile 2015, all'età di 93 anni.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.