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Wolf Biermann 1936

chansonnier tedesco tra est e ovest

Nasce ad Amburgo. Il padre, membro dell’opposizione antinazista comunista era morto ad Auschwitz nel 1943. Poiché ritiene che la Germania Federale non prenda sufficientemente le distanze dal recente passato, nella primavera del 1953, a 17 anni, Wolf si trasferisce nella DDR, dove due anni dopo dà l’esame di maturità. Inizia a studiare economia politica all’Università di Berlino, ma nel 1957 interrompe gli studi per diventare assistente alla regia nel teatro Berliner Ensemble, diretto da Bertolt Brecht. Nel 1959 riprende l’università, ma questa volta si iscrive a filosofia e matematica. Nel 1962 debutta come musicista e poeta: le sue opere si rifanno alla tradizione dei cantori e dei poeti francesi e tedeschi: Villon, Brecht, Brassens. Nonostante ne faccia richiesta, non viene ammesso al partito unico SED (Partito Socialista Unificato di Germania, in tedesco Sozialistische Einheitspartei Deutschland), come pure non gli è conferita la laurea al termine degli studi, probabilmente perché il partito aveva giudicato negativamente la sua opera come “lontana dalla vita e tutta rivolta all’interno”. Non può esibirsi in pubblico, ma non rinuncia alla produzione artistica. Nel 1964 annuncia pubblicamente il proprio appoggio al professor Robert Havemann, il famoso scienziato espulso dal partito e dall’Università di Berlino. L’anno dopo il SED lo attacca nuovamente per l’uscita a Berlino Ovest del primo volume delle poesie L’arpa di fil di ferro (Die Drahtharfe), e, nonostante le proteste dell’Occidente, gli viene imposto l’assoluto divieto di esibirsi e di pubblicare, che resterà in vigore fino alla sua espulsione dal Paese nel 1976. A partire dal 1965 le sue opere, i libri e i dischi, sono pubblicate in Occidente, dove riscuotono numerosi premi. Nell’aprile 1971 a Monaco c’è la prima della sua opera Der Dra-Dra. Mentre a Ovest escono sue interviste e riesce anche ad apparire in televisione, in patria non si parla di lui per il silenzio imposto dal regime. Tuttavia, grazie alle pubblicazioni clandestine, ha un grande seguito di lettori e di appassionati delle sue canzoni. È amico di numerosi intellettuali di cui condivide la dura condanna verso il regime per l’oppressione esercitata sulla popolazione, ma continua a riconoscersi nel marxismo e nel comunismo, ritenendosi antifascista, antimilitarista e anticapitalista. Dal 1965 la Stasi si occupa intensamente di lui, tanto che il suo dossier si compone di cento tomi, per un totale di 40.000 pagine. Fin dal 1973 la direzione del partito cerca di liberarsi di questo scomodo poeta e acuto critico del sistema. Nell’autunno del 1976, nonostante il divieto, tiene un concerto a Berlino. Il 13 novembre si reca a Colonia su invito del sindacato dei metalmeccanici e canta davanti a settemila persone. Il 16 novembre l’Ufficio Politico del partito gli toglie la cittadinanza. Questa decisione provoca un’ondata di proteste da parte non solo dei più eminenti uomini di cultura del Paese, ma anche di semplici cittadini. La reazione del regime è immediata: vengono arrestati un gran numero di intellettuali - fra cui Havemann - e molti scrittori finiscono sotto processo. Il risultato di questa operazione è la fuga a Ovest di numerosi uomini di cultura. I fatti del 1976 provocano una profonda crisi in Biermann: la Stasi continua a controllarlo a sua insaputa attraverso il manager infiltrato che è riuscito a conquistarsi la sua fiducia e che, gestendo i contratti, ne influenza anche la carriera artistica pubblica, mentre gli ambienti occidentali di destra non gli risparmiano critiche e accuse. La nuova realtà in cui si trova a vivere gli chiede di prendere una posizione politica chiara, mentre Wolf, che teme di essere strumentalizzato, continua a ritenersi un socialista e a criticare le società occidentali. Nonostante queste difficoltà tiene numerosi concerti ed è un poeta e cantautore apprezzato. Negli anni Ottanta è particolarmente segnato dagli eventi polacchi, cui dedica diverse poesie, saggi e canzoni. Partecipa fin dall’inizio agli avvenimenti del 1989. Il 4 novembre il successore di Honecker, Egon Krenz, gli proibisce di partecipare alla manifestazione in Alexanderplatz a Berlino, che segna l’inizio della caduta del Muro, crollato sotto i colpi inferti dai picconi dei giovani berlinesi il 9 novembre. Già il 1° dicembre Biermann canta a Lipsia davanti a una folla di quattromila persone e il concerto è trasmesso dal vivo in televisione e per radio. Pochi giorni dopo è ricevuto dal ministro della cultura Keller, che a nome della DDR si scusa per il torto infertogli nel 1976. Negli anni successivi è un critico osservatore del processo di unificazione della Germania. Nel settembre 1990 appoggia la simbolica occupazione del vecchio edificio della Stasi da parte dei difensori dei diritti umani e insieme a loro chiede che gli atti della polizia segreta siano accessibili a tutti. Si stabilisce nella città natale e vive tra Amburgo e la Francia.

Wolf Biermann, Canzone privata, canzone politica: musica, poesia e rivolta (Politisches Lied - privates Lied), Donzelli, Roma, 1996 
Wolf Biermann, Il coniglio divora il serpente (Das Kaninchen frißt die Schlange),Theoria, Roma, 1992
Wolf Biermann, Per i miei compagni (Für meine Genossen), Einaudi, Torino, 1976
Wolf Biermann: uno chansonnier tedesco fra est ed ovest, Tournée organizzata dal Goethe-Institut, 1990

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.