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Hasan Nuhanovic 1968

l'accusatore di Srebrenica

Nato a Zvornik (Bosnia Herzegovina), ha studiato ingegneria all'Università di Sarajevo.

Durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, fra il 1992 e il 1995, poco più che ventenne, vive come profugo nell’area di Srebrenica con tutta la famiglia e circa 25 mila altri musulmani. Quando arrivano i primi Caschi Blu, spera che questi soldati possano rappresentare la salvezza dai serbi. La speranza, diffusa tra i rifugiati bosniaci, è però tragicamente delusa. Trovato lavoro come interprete presso la base ONU sotto la direzione delle truppe olandesi, assiste impotente agli avvenimenti del luglio 1995, quando i rifugiati di Srebrenica vengono consegnati dai Caschi Blu al generale Mladic, che ucciderà oltre ottomila musulmani maschi di tutte le età.

Nuhanovic è uno dei pochissimi sopravvissuti a quella strage e ha avuto il coraggio di raccontare in un libro, Under the UN Flag, la tragica esperienza di Srebrenica. Del momento in cui i caschi blu olandesi ordinano ai bosniaci di lasciare la base ONU, ha scritto: “Sapevo io, sapevano tutti, che equivaleva a una condanna a morte. Mia madre piangeva, io anche. Mio fratello, 22 anni, era troppo orgoglioso per farlo”. Particolarmente toccante è il ricordo del momento in cui i rifugiati trovano dei “negoziatori” d’emergenza da mandare a conferire con Mladic nell’estrema speranza di salvarsi. Tra questi c’è il padre di Hasan, che parla con il generale cercando invano di ottenere un trattamento civile per la propria gente.

Grazie alla testimonianza di Hasan, il governo olandese è stato chiamato a rispondere delle proprie responsabilità davanti al tribunale penale internazionale dell'Aja. È stato soprannominato “l’Elie Wiesel dei Balcani”.

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Figure esemplari

contro la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia

Personaggi che si sono opposti alla pratica della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia durante la guerra scoppiata per la spartizione del territorio, dopo la dissoluzione del regime comunista seguita alla morte del generale Tito.
Nel 1992 la Slovenia e la Croazia diventano autonome, scoppia la guerra in Bosnia e Sarajevo viene messa sotto assedio. Inizia "la pulizia etnica" con il ricorso ai massacri sistematici, l'espulsione dei civili, gli stupri di massa.
La Commissione di esperti ONU, che ha studiato le possibilità di composizione dei conflitti nell’area balcanica, ha definito la pulizia etnica “il tentativo di rendere una data area etnicamente omogenea usando la forza o l’intimidazione per allontanare da essa persone di un altro gruppo etnico o religioso”.