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Jovan Divjak 1937

autore di " Sarajevo mon amour "

Nato a Belgrado nel 1937, intraprende la carriera militare nell'esercito nazionale jugoslavo, diplomandosi all'Accademia Militare e al Collegio di Guerra. Nel 1966 viene trasferito a Sarajevo, dove tuttora vive con la moglie, di appartenenza musulmana.

È stato comandante della Difesa Territoriale a Sarajevo e a Mostar raggiungendo il grado di colonnello prima dello scoppio della guerra in Bosnia-Erzegovina. Nel 1992 un tribunale militare dell'esercito nazionale jugoslavo lo condanna a nove mesi di prigione e due anni di sospensione per aver permesso agli uomini della Difesa Territoriale di Kiseljak di prelevare le munizioni da un deposito custodito dall' esercito nazionale. Evita la prigione perché nel frattempo scoppia la guerra.

Divjak si schiera con la Difesa Territoriale di Sarajevo, lasciando l'esercito jugoslavo il 6 aprile 1992. Entra a far parte del Gabinetto Militare, un Consiglio di 12 membri presieduto dal Presidente della Bosnia-Erzegovina Alija Izetbegovic.

Nel dicembre 1992 viene nuovamente arrestato con l'accusa di tradimento, spionaggio a favore dei serbi (suoi vecchi compagni militari), di corruzione e di traffico d'armi. Non ci sono prove contro di lui. Dopo 27 giorni viene liberato e può ritornare a Sarajevo, dove diventa protagonista della difesa della città contro gli attacchi delle milizie serbe. Viene nominato Generale e partecipa ai negoziati con i serbi e con l'ONU per togliere l'assedio a Sarajevo.

Si batte, contemporaneamente, per i diritti civili della popolazione serba rimasta a Sarajevo e soprattutto per aiutare e proteggere i bambini di tutte le etnie rimasti orfani o invalidi. Crea per questo nel 1994 la Fondazione per costruire la Bosnia-Erzegovina attraverso l'educazione.

La sua fama si allarga, è molto amato nell'esercito e dalla popolazione civile, che lo considera un eroe. Nel luglio del 1995 il giornale francese "Le Nouvel Observateur" lo descrive come "l'uomo più popolare di Sarajevo".

Nel 1997, a sessant'anni, è posto in pensione senza preavviso. Da questo momento tutte le sue energie sono concentrate nel sostenere la fondazione che si occupa di proteggere e dare un'istruzione ai bambini vittime della guerra.

Nell'estate del 2001 è stato ricevuto all'Eliseo dal presidente francese Chirac, che gli ha conferito la Legion d'Onore. Nel novembre dello stesso anno la città di Padova gli conferisce il premio "Padova per i Giusti" per il suo impegno in Bosnia a favore della pacifica convivenza tra etnie e gruppi religiosi diversi.

Nel 2007 viene pubblicato in Italia Sarajevo mon amour, una lunga intervista rilasciata a una giornalista francese, in cui è riassunta la sua straordinaria vicenda umana, entrata nella storia non solo della Bosnia-Hersegovina, ma di tutta l'Europa.

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Figure esemplari

contro la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia

Personaggi che si sono opposti alla pratica della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia durante la guerra scoppiata per la spartizione del territorio, dopo la dissoluzione del regime comunista seguita alla morte del generale Tito.
Nel 1992 la Slovenia e la Croazia diventano autonome, scoppia la guerra in Bosnia e Sarajevo viene messa sotto assedio. Inizia "la pulizia etnica" con il ricorso ai massacri sistematici, l'espulsione dei civili, gli stupri di massa.
La Commissione di esperti ONU, che ha studiato le possibilità di composizione dei conflitti nell’area balcanica, ha definito la pulizia etnica “il tentativo di rendere una data area etnicamente omogenea usando la forza o l’intimidazione per allontanare da essa persone di un altro gruppo etnico o religioso”.