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Svetlana Broz 1955

cardiochirurgo che ha raccolto le storie di salvataggio inter-etnico nel conflitto jugoslavo

Figlia del primogenito del generale Tito, ha girato gli ospedali della Bosnia come medico chirurgo per portare soccorso alle vittime della guerra nella ex Jugoslavia tra il 1992 e il 1995. In tale veste ha raccolto numerose testimonianze su episodi di aiuto trasversali rispetto alle diverse etnie in conflitto e ne ha ricavato il libro I giusti nel tempo del male. Si tratta di un lavoro straordinario sia per il valore storico che per quello morale: riaffermare cioè che la bontà umana è la base su cui costruire il futuro dei tre gruppi etnici che vivono quella terra martoriata.
Di fronte alla tragedia della guerra, Svetlana Broz ci parla quindi di chi seppe dire no nel momento in cui questo era più difficile e scomodo, a costo della propria stessa vita.

Nel 2000 ha trasferito la propria residenza da Belgrado a Sarajevo, dove ha dato vita a "Gariwosa", la sezione bosniaca di Gariwo, e ha proseguito nella sua azione educativa tra i giovani a favore della riconciliazione e del rispetto reciproco, tra i popoli e tra i singoli. Tra le molte sue attività, infatti, Svetlana Broz insegna ai giovani il coraggio civile attraverso specifici programmi formativi.

Dopo l'assassinio di Dusko Kondor, un docente aderente a "Gariwosa" ucciso pochi giorni prima di testimoniare a un processo per crimini contro l'umanità, ha istituito il Premio Kondor dedicato al tema del coraggio civile. È stata più volte minacciata di morte insieme ai più stretti collaboratori, per la sua battaglia contro l'odio etnico e a favore del dialogo.

Dal 24 gennaio 2003 a Svetlana Broz sono dedicati un albero e un cippo nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano.   

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Figure esemplari

contro la pulizia etnica nella ex-Jugoslavia

Personaggi che si sono opposti alla pratica della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia durante la guerra scoppiata per la spartizione del territorio, dopo la dissoluzione del regime comunista seguita alla morte del generale Tito.
Nel 1992 la Slovenia e la Croazia diventano autonome, scoppia la guerra in Bosnia e Sarajevo viene messa sotto assedio. Inizia "la pulizia etnica" con il ricorso ai massacri sistematici, l'espulsione dei civili, gli stupri di massa.
La Commissione di esperti ONU, che ha studiato le possibilità di composizione dei conflitti nell’area balcanica, ha definito la pulizia etnica “il tentativo di rendere una data area etnicamente omogenea usando la forza o l’intimidazione per allontanare da essa persone di un altro gruppo etnico o religioso”.