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Aleksandr Ginzburg 1936 - 2002

giornalista difensore dei diritti umani

Aleksandr Ginzburg

Aleksandr Ginzburg

È condannato a due anni di GULag per aver firmato come redattore-promotore il terzo numero della rivista samizdat "Sintaksis", pubblicata a Mosca e Leningrado nel 1960 dal circuito alternativo di lettori-editori. 

Da giovane aspirante giornalista realizza il suo primo "scoop" col dossier Libro bianco sul caso Sinjavskij-Daniel', che oltre a registrare le reazioni della società civile al clamoroso processo contiene i verbali delle varie udienze - raccolti dalle mogli degli imputati - l'escussione dei testi, le arringhe e le ultime dichiarazioni di Sinjavskij e Daniel'. L'exploit gli vale la condanna a 5 anni di lager a regime duro

Scontata la pena, Ginzburg si dedica a nuove iniziative: il "Fondo" creato da Solzhenicyn per l'aiuto ai detenuti politici e alle loro famiglie e il "Gruppo Helsinki" di Mosca. Viene nuovamente arrestato nel 1977 e condannato a 8 anni di GULag. Tuttavia nell'aprile 1979, insieme ad altri quattro esponenti del dissenso, viene scambiato con due spie sovietiche ed estradato direttamente negli Stati Uniti. Solo in un secondo momento la moglie Arina, compagna di tutte le sue battaglie, riuscirà a raggiungerlo insieme ai figli. Con loro Aleksandr si trasferisce a Parigi, dove lavora come editorialista, fino al 1997, nel settimanale in lingua russa "Russkaja Mysl'".

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.