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Andrej Sinjavskij 1925 - 1997

lo scrittore che denuncia il totalitarismo sovietico

"Pensieri improvvisi" di Andrej Sinjavskij, ed. Jaca Book

"Pensieri improvvisi" di Andrej Sinjavskij, ed. Jaca Book

Collaboratore dell'Istituto di letteratura mondiale dell'Accademia delle scienze dell'URSS e critico letterario di punta di "Novyj Mir", si segnala per i suoi saggi, anticonformisti e stimolanti, sulla poesia e la letteratura russe del Novecento. Dalla fine degli anni Cinquanta diventa scrittore clandestino pubblicando all'estero, con lo pseudonimo di Abram Terz, racconti, romanzi brevi e saggi, impietosamente satirici nei confronti della realtà sovietica. Nel 1966 viene scoperto e processato insieme all'amico Julij Daniel', suo "complice letterario", e condannato a 7 anni di lavori forzati da scontare in un lager a regime duro. Nel 1973 gli è consentito di lasciare il paese e si stabilisce a Parigi, dove insegna per molti anni alla Sorbona. Tra i suoi libri usciti in Italia: Nell'ombra di Gogol' (1980), Una voce dal coro (1982), Buona notte! (1987), Ivan lo Scemo (1993).

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.