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Anna Achmatova 1893 - 1966

la poetessa del dissenso

È una delle figure più importanti della poesia russa del XX secolo; con Nikolaj Gumilëv, suo primo marito, è tra i protagonisti del movimento poetico dell'acmeismo. Da una iniziale poesia ispirata a motivi autobiografici e sentimentali, legata all'atmosfera prerivoluzionaria, specie del simbolismo, approda a una tematica civile e religiosa di grande respiro, nella quale campeggia il motivo del tragico destino della Russia. 

Le sue vicende personali sono tragiche: nel 1921 i bolscevichi fucilano il marito Nikolaj; fra il 1935 e il 1940, durante le repressioni staliniane, le imprigionano il figlio Lev (da qui prende le mosse il poema Requiem). Nel 1946 viene accusata da Zhdanov di "estetismo decadente" ed espulsa, con Zoshchenko, dall'Unione degli scrittori sovietici. Dopo il XX Congresso del 1956, comincia la sua graduale riabilitazione, ma Requiem, composto tra il 1939 e il 1940, deve attendere più di trent'anni, fino al 1987, per essere pubblicato nell'URSS (in Occidente era apparso nel 1963), mentre è tra i primi testi a circolare nel samizdat, alimentando le coscienze dell'incipiente movimento del "dissenso".

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.