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Arsenij Borisovicz Roginski 1946 - 2017

studioso russo dei crimini stalinisti

Roginskij ha dato un esempio di coraggio intellettuale e civile in uno Stato totalitario, incurante di pagare a caro prezzo la difesa dei diritti umani e essendo vittima delle repressioni staliniane. Si è occupato di storia con grande professionalità e passione per smascherare le falsificazioni perpetuate nel periodo comunista in URSS. Ha documentato i crimini di quel regime antidemocratico che calpestava i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Nella memoria di tutti, il suo nome sarà abbinato sempre  all’immagine di una Russia coraggiosa e pronta al sacrificio per ricordare coloro che sono stati incarcerati, torturati e uccisi perché avevano avuto il coraggio di chiamare il male con il proprio nome, raccontare la verità sulle sopraffazioni del Partito bolscevico nella plurietnica popolazione dell’Unione Sovietica. Roginskij, infatti, ha portato alla luce le atrocità degli aguzzini e il destino delle loro vittime, sepolte nelle fosse comuni. Ha ricordato quegli individui, facendo in modo che la Storia non si basasse solo sul numero degli scomparsi ma sull’identità di quelle vittime.

Arsienij Roginskij è stato uno dei fondatori - e dal 1998 presidente - dell'Associazione "Memorial", che per la ricerca sullo stalinismo e la difesa dei diritti umani è stata riconosciuta a livello nazionale ed internazionale come baluardo di valori etici e morali. Un intellettuale di primo ordine, autore di numerosi scritti, anche accademico nella Scuola di educazione civica di Mosca, dove gli studenti portano avanti ancora il suo lavoro. Arsienij è nato nella regione di Arcangelo (nord della Russia europea) dove il padre ingegnere è stato esiliato con la famiglia. Successivamente, ha studiato alla Facoltà di storia e filologia dell'Università di Tartu (Estonia), dove ha frequentato le lezioni dell’eminente filologo e filosofo russo Yuri Latman. Ha pubblicato l’opera “Memorie di contadini tolstojani”, ha svolto ricerche sul ruolo dei Decabristi in Russia nel Novecento e sulle attività dei socialisti rivoluzionari. Il Partito socialista, sottoposto a fortissime repressioni, è definitivamente scomparso dalla scena politica russa - come tutti gli altri partiti democratici. Roginskij è stato uno dei più importanti dissidenti sovietici - negli anni Settanta, ha curato cinque volumi di opere storiche della controinformazione e poi nel 1981 è stato condannato a quattro anni di reclusione per "falsificazione di documenti e uso improprio delle risorse della biblioteca". Al processo, in sua difesa ha esposto il suo pensiero pubblicato con il titolo "Posizione di uno storico nell'URSS".

"Non dimenticherò mai quei giorni" ha ricordato Krystyna Zachwatowicz dopo la sua morte, "quando insieme al regista Andrzej Wajda abbiamo incontrato Arsienij presso la sede del Memorial in occasione della proiezione del film "Katyn" a Mosca. Era per noi - e rimane per me - un ricordo indimenticabile e commovente. [Arsienij] Era per noi - e rimane per me - il più importante amico russo ".

I parenti e gli amici stretti di Roginskij hanno raccontato che era una persona straordinaria, retta e sincera. La sua ricerca è stata quella di evidenziare l'essenza dei problemi e non evitare le questioni difficili. Nel “Memoriale” del 2008 ha lanciato un appello su “Le immagini nazionali del passato", sottolineando che nell’immaginario collettivo degli abitanti del ex blocco sovietico c’è la convinzione che i soprusi subiti dai cittadini siano dipesi da potenze straniere: "Il fatto che i regimi comunisti in questi Paesi per molti anni si basassero non solo sulle baionette sovietiche ma su specifiche forze interne scompare gradualmente dalla memoria nazionale". Togliere qualsiasi responsabilità e addossarla ad un altro Paese" non è la base migliore per la comprensione reciproca tra le nazioni o per il risveglio nazionale". Questo monito non ha perso la sua rilevanza, perché Arsienij - uomo saggio - lo ha espresso con il suo "dolce carisma". Avendo dedicato tutta la propria esistenza a verità, dignità e memoria, Roginskij merita di essere ricordato dalla nostra e dalle generazioni future.

Biografia di Adam Daniel Rotweld tradotta da Bernadeta Grochowska

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.