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Gareth Jones 1905 - 1935

il giornalista gallese che denunciò l’Holodomor

Stalin, al potere in Unione Sovietica dal 1924, era ossessionato dall’Ucraina, dal suo nazionalismo orientato verso occidente - una minaccia per quello sovietico ispirato dall’ideologia marxista-leninista -, e dalla sua resistenza alla collettivizzazione. Aveva paura di perderla. L’altro suo grande timore, sulla base di una particolare interpretazione del marxismo, era che quella società contadina potesse intaccare la modernizzazione dell’Unione Sovietica: i contadini erano per lui un blocco al progresso, e quelli ucraini, i kulaki soprattutto, andavano indeboliti a tutti i costi. Così il dittatore russo sfruttò ed esasperò la carestia dovuta alla collettivizzazione delle terre per eliminare il problema dell’Ucraina. Lo sterminio per fame, l’Holodomorfu una “carestia artificiale” perpetrata nei confronti degli ucraini negli anni 1932 – 1933, e vide tra i provvedimenti presi l’introduzione di massicce requisizioni di tutti i generi alimentari da parte di attivisti; il divieto di vendita degli alimenti; lo spiegamento delle truppe interne e di confine per impedire agli affamati di spostarsi in altre regioni dell'URSS in cerca di cibo. 

Gareth Jones nasce il 13 agosto 1905 a Barry, una cittadina portuale poco distante da Cardiff. La madre è stata tutrice per i nipoti di John Hughes, l’industriale gallese dell’acciaio che aveva fondato in Ucraina la città di Juzovka o Hughesovka, l'odierna Donetsk. È dai suoi racconti, probabilmente, che Gareth inizia a sentir parlare dell’Ucraina e decide di studiarne la lingua e la cultura. Si laurea in lingue al Trinity College di Cambridge, studiando francese, tedesco e russo, e, nel gennaio 1930, inizia a lavorare come consigliere per gli affari esteri dell'ex primo ministro britannico David Lloyd George. Quell'estate, fa il suo primo viaggio a Juzovka. L’anno seguente, lavora per Ivy Lee, uno dei padri delle moderne pubbliche relazioni, consulente di organizzazioni del calibro del Rockefeller Institute, che lo incarica di fare delle ricerche per un libro sull’Unione Sovietica. Nell’estate del '31 quindi, il giornalista torna a Mosca e in Ucraina. Durante quel periodo, annota per la prima volta, in un diario che sarà poi stato pubblicato in forma anonima, dettagli sulla grave condizione dei contadini dovuta alla collettivizzazione di massa imposta da Stalin.

All’inizio del 1933 l’Europa è nel caos. Gareth fa un viaggio in Germania per raccontare l’ascesa del Terzo Reich. Diventa quasi casualmente il primo corrispondente estero a volare a fianco di Adolf Hitler su un aereo diretto a un raduno nazista a Francoforte. In quell’episodio scrive: “Se questo aereo cadesse, la storia dell’Europa cambierebbe. Perché a pochi metri da me è seduto Adolf Hitler, cancelliere tedesco e leader del risveglio nazionalista più vulcanico che il mondo abbia mai conosciuto”. Per niente affascinato dalla figura di Hitler, Jones aggiunge: “Come ha fatto quest’uomo dall’aspetto così ordinario a farsi prendere per un dio da quattordici milioni di persone?”.

Il terzo e ultimo viaggio di Jones in Russia e Ucraina avviene infine nella primavera del ’33. Scendendo dal treno che da Mosca si addentra verso le altre remote regioni dell’URSS, a una fermata non in programma, Gareth fa perdere le sue tracce per tre giorni. Visita i villaggi devastati dalla mancanza di cibo senza alcuna scorta, entra in aree allora interdette allo sguardo internazionale, prende appunti compilando un nuovo diario. I numerosi articoli e reportage che scriverà - pubblicati dal Manchester Guardian e dal New York Evening Post -, sono di fatto i primi a denunciare l’Holodomor, ma non trovano sostegno dall’Occidente, che non ha intenzione di occuparsi dei problemi del comunismo. I corrispondenti in territorio sovietico sanno che ciò che scrive il gallese è vero, ma non vogliono spezzare il patto con le autorità sovietiche, che nel frattempo rendono ancora più restrittive le misure di censura della stampa: Chi vuole restare a Mosca, deve tacere e qualsiasi giornalista straniero non può uscire dalla città senza un permesso speciale.

Il più famoso articolo redatto da Jones porta il titolo: “Ho camminato attraverso villaggi e kolchoz. Ovunque ho sentito lo stesso grido: ‘Non abbiamo pane. Stiamo morendo'”.

Deluso dall’indifferenza generale rispetto all’ecatombe in atto  nei villaggi che ha visitato, non sono in Ucraina ma anche nei pressi di Mosca, nel marzo del 1933 Gareth Jones decide che è giunto il momento di dire al mondo quello che sta accadendo. Il coraggioso giornalista convoca una conferenza stampa a Berlino per denunciare le brutali conseguenze della politica di Stalin in Ucraina e nei territori circostanti, che sta affamando fino alla morte milioni di persone (dai 4.5 ai 6 o 7 milioni, si stima attualmente). Jones racconta di essere passato per luoghi che erano stati fino a poco tempo prima tra i più ricchi di allevamenti e grano e di averli visti completamente spogli di ogni bene necessario. Descrive persone che muoiono per strada e corpi ammassati su dei carri da chi ne ha ancora la forza. Dichiara inoltre di aver parlato con alcuni contadini, mentre si cibavano con il foraggio degli animali, che dicevano: “Tra poco noi moriremo, ma se vai più a sud, là sono già tutti morti”. Jones racconta anche di cittadini tedeschi in Russia che mandavano disperatamente lettere in Germania per chiedere aiuto. 

Le sue dichiarazioni vengono riprese da quotidiani britannici e statunitensi e molti illustri colleghi gli danno pubblicamente del bugiardo. La reazione di Mosca è decisa: il Commissario degli affari esteri della città del Cremlino, Maksim Litvinov, accusa apertamente Jones di essere una spia, e scrive una lettera a Lloyd George per informarlo che da quel momento in poi il reporter gallese non avrebbe più potuto far ritorno in territorio sovietico.

La smentita più illustre e potente arriva dal giornalista Walter Duranty - premio Pulitzer per le sue corrispondenze da Mosca uscite sul New York Times, in cui raccontava i "nobili principi" della collettivizzazione - che contesta quanto riportato da Jones, da lui definito più volte “un uomo intraprendente giunto a conclusioni affrettate”. 

Jones, a quel punto, insiste nel sostenere quello che ha visto. "È la terza volta che mi reco in Ucraina", dice, "ne conosco bene la lingua e la Storia. Ho visto con i miei occhi quello che sta accadendo, ho dormito nelle case dei contadini che stanno morendo di fame. La feroce censura alla quale siamo sottoposti come giornalisti non ci permette di dire la verità. La stampa è costretta ad usare dei termini che sottostimano la portata della carestia ucraina. Si può parlare di malnutrizione, di scarsità del cibo, ma niente di più".

Uno degli intellettuali che crede invece alle parole di Jones è George Orwell, che in seguito ammetterà che la sua "Fattoria degli animali" venne ispirata dalle terribili verità che Jones aveva rivelato. Nel 1937, troppo tardi, anche il rappresentate della stampa estera a Mosca, lo statunitense Eugine Lyons, affermerà che le accuse contro Gareth Jones erano state un grave errore. 

Espulso dall'Unione Sovietica, Jones si reca a esplorare l’estremo oriente. Viaggia in Cina, in Giappone e in Mongolia. Vuole raccontare l'invasione giapponese della Manciuria, ma è sequestrato da una banda di malviventi mongoli. Jones viene fucilato in circostanze misteriose il 22 agosto 1935; il giorno dopo avrebbe compiuto trent’anni. Si sospetta che il suo omicidio sia stato in realtà progettato dall'NKVD, come vendetta per l'imbarazzo che aveva causato al regime sovietico.

Le memorie di Gareth Jones, unico testimone indipendente delle atrocità dell’Holodomor, mai riconosciute ufficialmente dall’Unione Sovietica prima e dalla Russia poi, sono state ritrovate nella casa della sorella in Galles. Il suo diario, riscoperto dal pronipote, viene pubblicato come Tell Them We Are Starving: The 1933 Diaries of Gareth Jones (Dite loro che stiamo morendo di fame: i diari di Gareth Jones del 1933), a cura di Lubomyr Y. Liciuk, Kingston, Kashtan Press, 2015.

La figura di Gareth Jones è presente nel libro “La grande carestia. La guerra di Stalin all’Ucraina” (edito in Italia da Mondadori nel 2019) di Anne Applebaum, giornalista e saggista americana naturalizzata polacca, premio Pulitzer per la saggistica nel 2004 con “Gulag: Storia dei campi di concentramento sovietici”.

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