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Jurij Galanskov 1939 - 1972

poeta di Piazza Majakovskij

Negli anni '60 frequenta le riunioni dei giovani poeti indipendenti in piazza Majakovskij, dove si declamano i propri versi e quelli dei poeti preferiti. Tra i numerosi versi letti, i più significativi ed amati sono quelli del ‘Manifesto umano’ di Galanskov, che diventano per gli studenti la parola d'ordine della voglia di libertà:
"Uscirò sulla piazza
e conficcherò all’orecchio della città,
un grido disperato.
Non voglio più il vostro pane
impastato di lacrime.
Cado e m’involo,
in un delirio,
in un sogno.
E sento nascere
l’umano
in me.
Ci siamo abituati a vedere
passeggiando lungo le vie,
nei momenti liberi,
dei volti imbrattati dalla vita, proprio come i vostri.
Improvvisamente-
come un rombo di tuono
e come la venuta di Cristo al mondo,
insorse
calpestata e crocifissa
la bellezza umana.
Sono io
che invito alla verità e alla rivolta,
che non voglio più servire.
Io spezzo le vostre nere catene
tessute di menzogna.
Sono io-
imprigionato dalla legge,
che grido il manifesto umano!
E non importa che il corvo
mi incida sul marmo del corpo
una croce. 
Nel 1960 viene espulso dall'Università di Mosca e un anno dopo collabora alla redazione di Phoenix '61, una rivista poetica dattiloscritta samizdat. Arrestato, viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Nel 1965 ritenta l'iscrizione all'università, ai corsi serali della facoltà di Storia e partecipa a iniziative del movimento democratico. Di nuovo subisce l'espulsione e l'internamento coatto. Una volta libero prepara un nuovo "annuario" autoedito, Phoenix 66. Arrestato all'inizio del 1967, viene processato e condannato a 7 anni di reclusione in campi di lavoro a regime duro. Anche nel lager si distingue per la sua libertà di pensiero e di atteggiamenti. Alla fine del 1972, operato d'urgenza nel campo di detenzione per un'ulcera perforata, muore di emorragia.

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.