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Mustafa Dzhemilev 1943

leader dei Tatari di Crimea

Dzhemilev nasce nel 1943 in un villaggio della Crimea in una famiglia contadina, deportata l’anno successivo nell’Asia centrale, come altri 180.000 tatari, accusati di collaborare con i nazisti. La famiglia viene mandata in Uzbekistan, dove Dzhemilev nel 1961 è tra i fondatori dell’organizzazione giovanile clandestina dei Giovani Tatari di Crimea, che chiede il riconoscimento del diritto al ritorno in patria. Nel 1966 è arrestato e condannato per aver rifiutato il servizio militare. Questa è la prima di sei condanne che lo costringeranno a passare quasi 15 anni in carcere e nei campi di lavoro della Siberia orientale per l'attività in difesa dei diritti dei tatari di Crimea, della libertà e democrazia.

In trent'anni di impegno politico Dzhemilev, oltre a lottare per la causa dei tatari, sottoscrive appelli in difesa dei dissidenti sovietici, protesta contro l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, stabilisce contatti la stampa occidentale accreditata a Mosca per informare la comunità internazionale sui problemi della minoranza tatara. Durante la prigionia in Siberia conduce un lungo sciopero della fame e sopravvive perché alimentato a forza. In suo favore si pronunciano Andrej Sacharov e Jelenia Bonner, che nel 1976 non sono però ammessi a testimoniare al processo.

Rilasciato durante la perestroika, Dzhemilev torna in Crimea con la famiglia nel 1989 e continua a battersi per facilitare il rientro degli altri tatari espulsi. Nel 1991 è nominato presidente del Mejlis (il massimo organismo di rappresentanza della comunità tatara), che guida fino al 2013. Nel 1998 è eletto nel parlamento ucraino, di cui fa tuttora parte. Dopo le recenti tensioni in Ucraina tra i fautori di una politica più legata all’Unione europea e i sostenitori di un ritorno nell’orbita sovietica, le autorità russe hanno vietato a Dzhemilev (che attualmente risiede a Kiev), di entrare nella Crimea ucraina da loro occupata.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali la Medaglia Nansen dell'Alto Commissariato dell'ONU, motivata dal suo impegno per il diritto al ritorno in patria dei tatari. Nel giugno 2014 il governo polacco gli ha conferito il Premio Solidarnosc per la rilevanza della sua attività per la democrazia, i diritti e le libertà civili in Ucraina, soprattutto per la popolazione tatara.

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.