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Natalia Gorbanevskaya

in URSS denunciò l'invasione della Cecoslovacchia

La poetessa Natalia Gorbanenskaya partecipò a due grandi momenti di lotta contro il totalitarismo sovietico: la manifestazione del 25 agosto 1968 sulla Piazza Rossa contro l'invasione di Praga e la creazione della rivista clandestina Cronaca degli avvenimenti in corso, che documentava gli arresti degli oppositori. Fu condannata all'internamento in un ospedale psichiatrico a Kazan, 800 km a est di Mosca, dove la trattarono come una schizofrenica, causandole importanti problemi fisici. "Rispetto al gulag", raccontò la dissidente, "l'internamento psichiatrico non ha una durata fissa. È possibile essere ricoverati 'fino alla guarigione', ovvero fino a quando il regime non considera più pericoloso l'internato. Ogni giorno cercavo di verificare che tutto fosse normale, e vivevo con la paura di diventare pazza... Di tutte le invenzioni del potere sovietico, la psichiatria punitiva è una delle più odiose".

Anche i successivi redattori della Cronaca furono condannati a lunghe pene detentive. La Gorbanenskaya tuttavia spiegava ai giornalisti stranieri: "Non eravamo degli eroi. Semplicemente, a un dato momento abbiamo trovato la forza di agire in accordo con la nostra coscienza". A Parigi la dissidente ha lavorato al settimanale dell'emigrazione russa Pensée russe e alla rivista Continent.

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.