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Osip Mandel'shtam 1891 - 1938

poeta vittima delle purghe staliniane

Di famiglia ebraica, è una delle voci più alte della poesia del XX secolo. Cresce a Pavlovsk e a Pietroburgo, dove studia tra il 1900 e il 1907 in un rinomato istituto, il Tenishev. Prima dei vent'anni ha già soggiornato per motivi di studio a Parigi e Heidelberg, e visitato la Svizzera e l'Italia. Attratto dalla poesia simbolista, si lega di amicizia con Anna Achmatova e aderisce alla poetica dell'acmeismo, il movimento letterario fondato da Gumilëv. 

Nel 1913 esce la sua prima raccolta di versi La pietra. Dopo la rivoluzione, nel 1918, lavora a Mosca per qualche tempo al Commissariato all'Istruzione, ma presto segue gli itinerari della sua attività poetica: la Russia meridionale, la Georgia, per serate di poesia e pubblicazioni su riviste. Nel 1919 a Kiev conosce Nadezhda Chazina, che sarebbe diventata sua moglie e avrebbe in seguito salvato buona parte della sua produzione letteraria. 

Ritornato a Pietroburgo nel 1920, Mandel'shtam pubblica altre due raccolte di poesie, Tristia e Poesie, prose e saggi critici, ma i suoi già difficili rapporti con l'ambiente circostante sono destinati a incrinarsi ulteriormente. Imbevuto di cultura classica, mito e spiritualità, si scontra con una società sempre più irregimentata dal conformismo ideologico e in cui gli spazi di creatività vanno progressivamente restringendosi. A far precipitare la situazione è una poesia contro Stalin. Tra il 1934 e il 1938 si succedono arresti, deportazioni, condanne, fino alla sua scomparsa, in un giorno rimasto per molto tempo sconosciuto, e in una tomba senza nome, nel GULag.

Nel box approfondimenti un saggio dell'avvocato Alberto Frisia su Osip e Nadezhda Mandel'shtam

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.