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Julius Baumann

ha sacrificato la sua vita per dare dignità e gioia ai bimbi ebrei al tempo del nazismo

Ebreo, nato nel capoluogo svevo nel 1898, rinunciò a un visto per l’Inghilterra nel 1939 che gli avrebbe salvato la vita per occuparsi fino alla fine della sua comunità, e in particolare dei poveri e dei bambini. Baumann fu arbitro degli Stuttgarter Kickers negli anni ’20 e ’30, quando la squadra era tra quelle di maggior successo nel sud della Germania. Dopo l’adozione della Dichiarazione di Stoccarda del 9 aprile 1933, che prevedeva l’esclusione di ebrei e marxisti dalle società calcistiche della Germania meridionale, Baumann dovette lasciare il club. Negli anni successivi fu attivo per il club ebraico Hakoah Stuttgart e sostenne i membri bisognosi della comunità ebraica della città. Venne ucciso nel 1942 nel campo di concentramento di Mauthausen.

Decise di rimanere a Stoccarda perché aveva promesso alla comunità israelita di organizzare un campo estivo per i bambini, per infondere loro dignità e coraggio. E proprio per i più piccoli Baumann creò, negli anni più bui della storia tedesca, un piccolo paradiso di libertà all'aria aperta nella valle di Feuerbach: il campo sportivo ebraico. Realizzò con le sue stesse mani, con lunghe ore di lavoro, una modesta piscina per bambini che si non di stancava mai di svuotare e riempire di acqua fresca con un secchio. 

Durante il periodo della persecuzione nazista, ai cittadini ebrei venne vietato di andare al cinema o a teatro. Baumann allora inaugurò quella che chiamò “l'ora colorata” apposta per loro. In una sorta di spettacolo di varietà messo in piedi nella palestra di Hospitalstrasse n.36, permise ai giovani della comunità di partecipare e trovare svago. 

Nonostante tutte le pressioni della Gestapo, Julius Baumann rimase ancora attivo nel promuovere attività culturali e sportive per la comunità ebraica. Nel 1941 e 1942 tutti i cittadini ebrei dovettero trasferirsi nei cosiddetti Judenhäuser, ovvero in un ghetto. Baumann finse di essere un trasportatore di mobili con un'auto, ma in realtà riforniva le persone di cibo, nascondendole in una palestra. In seguito, nel 1942, il suo aiutante "ariano" venne catturato. Dopo l’arresto tradì Baumann, che sarà a sua volta catturato e presto deportato. L’uomo della Gestapo che doveva arrestarlo, riportano le fonti, non si dimostrò entusiasta della situazione. Gli disse: «Maledizione, Julius, perché ti sei cacciato in una cosa così stupida? Ora ti devo arrestare!» A Baumann si offrì all’inizio quella che sembrava una possibile scappatoia, dato che conosceva bene il responsabile dell’Ufficio centrale della Gestapo di Stoccarda, Alfred Amthor. Amthor era un ex atleta di Kickers. Ma la sua influenza non fu sufficiente a salvarlo.

Julius Baumann venne in un primo tempo condotto a Welzheim, per poi essere deportato al campo di concentramento di Mauthausen. Lì troverà la morte. L'annuncio ufficiale del primo ottobre 1942 è il seguente «ucciso durante la fuga». Era passata solo una settimana dal suo arresto quando le sue ceneri tornarono a Stoccarda. La sua urna sarà posizionata sulla parte destinata agli ebrei nel cimitero cittadino di Pragfriedhof. La sua lapide riporta: «Ha dato la sua vita per la comunità ebraica». Davanti alla sua casa, in Eberhardstrasse n.35, una pietra di inciampo ricorda questa persona straordinaria.

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