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Ali Souad Bey ? - 1916

Il funzionario turco che aiutò gli armeni durante il genocidio

Notizie tratte dal libro di Pietro Kuciukian Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni, Guerini, Milano, 2000

Ali Souad Bey era il prefetto turco di Deir-es-Zor, il luogo in cui venivano concentrati gli armeni da mandare a morire nel deserto tra il 1915 e il '16. Fu soprannominato "il governatore buono" perché cercò in tutti i modi di sottrarre alla deportazione il maggior numero possibile di sventurati e organizzò nei campi di transito di Ras-ul-Ain e della stessa città di Deir-es-Zor, a capo della regione omonima, le strutture necessarie alla loro sopravvivenza e alla cura dei più deboli. Fece proteggere gli insediamenti con i propri gendarmi dagli attacchi dei predoni arabi e fece costruire un grande ospedale e un intero quartiere per ospitare le famiglie armene, che in suo onore venne chiamato Souadiè. Trasformò la propria abitazione privata in rifugio per i bambini armeni rimasti orfani e fece costruire un grande ponte di legno sul fiume Eufrate per impiegare manodopera armena da sottrarre alla deportazione.

Nei primi mesi del 1916 le autorità turche di Aleppo preposte allo sterminio degli armeni chiesero conto al prefetto di Deir-es-Zor della situazione, contraria ai loro piani, creatasi nella regione, intimandogli con un telegramma di mantenere fede all’ordine di "spedirli nel deserto". Ma Ali Souad Bey rispose con un altro telegramma di non avere a disposizione i mezzi di trasporto per ubbidire all’ordine. Aggiunse anche che "se lo scopo nel quale insistete è di massacrarli, io non posso farlo e nemmeno permettere che altri lo facciano". Questa risposta gli costò il posto e fu costretto a dimettersi. Nel luglio del 1916 fu allontanato da Deir-es-Zor e deportato, secondo alcune voci, a Konia e ucciso. La "Piccola Armenia" creata dal "governatore buono" precipitò nell’orrore perché Ali Souad fu sostituito da Salih Zeki Bey, che eseguì alla perfezione gli ordini dei suoi superiori, divenendo lo zelante massacratore della popolazione armena.

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Figure di verità

contro il negazionismo nel genocidio degli armeni

Personaggi che non hanno ricevuto la targa nel Muro della Memoria di Yerevan, né il riconoscimento del Comitato "La Memoria è il Futuro", ma che si sono distinti per la loro opposizione alle teorie negazioniste tuttora prevalenti in Turchia. Tra di essi alcuni intellettuali turchi che non hanno accettato di abdicare al dovere della verità e per questo sono stati perseguitati e minacciati in patria. Il giornalista Hrant Dink, di origine armena, ha pagato con la vita la sua battaglia per il riconoscimento del genocidio in Turchia.