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Beatrice Rohner 1876 - 1947

protesse i bambini armeni dal genocidio

Notizie tratte dalla relazione di Hilmar Kaiser al Convegno internazionale "Si può sempre dire un sì o un no - I giusti contro i genodici degli armeni e degli ebrei", Padova, 2000, vedi Atti convegno

Beatrice Rohner nasce a Basilea il 24 aprile 1876. Cresciuta in Svizzera, dopo aver svolto l’attività di insegnante tra Parigi e Istanbul, nel 1900 di trasferisce a Marash (l’attuale Kahramanmaras) dove aderisce alla Hülfsbund für christliches Liebeswerk im Orient, organizzazione di soccorso fondata a Francoforte nel 1896. 

Potendo usufruire della protezione riservata ai diplomatici tedeschi negli anni tra il 1915 e il 1917, diventa uno dei più importanti membri della resistenza di Aleppo allo sterminio del popolo armeno. Il permesso temporaneo per la conduzione di un orfanotrofio le permette infatti di salvare un gran numero di bambini armeni, i cui genitori avevano perso la vita nel corso del genocidio attuato dalle autorità ottomane. Per quanto tale opera di soccorso fosse assolutamente inaccettabile per il governo ottomano, Beatrice Rohner, una donna - con tutte le difficoltà ulteriori che vi erano per le donne in quell’epoca - prende su di sé la responsabilità dei soccorsi e fronteggia anche i pericoli derivanti dalla notevole quantità di fondi che è costretta a gestire e che comunque risultano sempre insufficienti per le necessità dell'enorme lavoro intrapreso (ottenuti in gran parte grazie a organizzazioni di soccorso svizzere e al consolato tedesco ed americano), che costituiscono per i funzionari corrotti del governo turco una continua tentazione. Malgrado ciò la Rohner continua a condurre un lavoro ufficiale e clandestino sotto la minaccia della corte marziale, debordando di gran lunga dal formale rispetto della legalità. In quest’opera di soccorso riesce fortunatamente a contare su un folto gruppo di volontari appartenenti alle comunità armene locali, con i quali condivide le forti convinzioni morali, tanto che il suo staff continua a operare nonostante le incessanti minacce e persecuzioni. Molti tra i suoi collaboratori alla fine perdono vita. Ciò nonostante l’orfanotrofio continua a resistere finché nel 1917 gli orfani vengono portati via con la forza e smistati in diversi orfanotrofi governativi. Solo allora la Rohner si trova costretta ad abbandonare, con grande dolore, il suo coraggioso impegno e a tornare in Europa, gravemente malata di nervi a causa della tragica esperienza vissuta con i bambini armeni. Muore nella sua casa a Wüstenroth il 9 febbraio 1947.

Se la sua opera di soccorso ha permesso a un numero considerevole di bambini di sopravvivere al genocidio (si conta che nel 1916 la Rohner riuscì a dare rifugio 720 orfani armeni, gli unici che erano sopravvissuti di circa 3336 deportati) il suo coraggio ci ha anche restituito una fondamentale testimonianza storica su quanto accadde ad Aleppo negli anni tra il 1915 e il 1917, grazie alle sue relazioni archiviate dal Ministero degli Esteri Tedesco e dal Comitato Americano per le Missioni Estere.

Dal 6 marzo 2014 a Beatrice Rohner sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano.

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Figure di verità

contro il negazionismo nel genocidio degli armeni

Personaggi che non hanno ricevuto la targa nel Muro della Memoria di Yerevan, né il riconoscimento del Comitato "La Memoria è il Futuro", ma che si sono distinti per la loro opposizione alle teorie negazioniste tuttora prevalenti in Turchia. Tra di essi alcuni intellettuali turchi che non hanno accettato di abdicare al dovere della verità e per questo sono stati perseguitati e minacciati in patria. Il giornalista Hrant Dink, di origine armena, ha pagato con la vita la sua battaglia per il riconoscimento del genocidio in Turchia.