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Elif Shafak 1971

nei suoi libri, si oppone alla xenofobia ed alle discriminazioni

Elif Shafak nasce a Strasburgo nel 1971 e vive la sua gioventù in Spagna prima di far rientro presso la famiglia natale in Turchia, dove diventa un’apprezzata accademica e una brillante scrittrice. Appassionata, sensibile, anticonformista, è sposata con un impegnato giornalista turco, dal quale è spesso costretta a vivere lontana, insegnando storia mediorientale all'Università di Tucson, in Arizona, mentre il marito lavora a Istanbul come caporedattore del quotidiano economico Referens

Elif è una donna coraggiosa e ottimista, che ha dovuto affrontare un duro processo con la richiesta di una condanna a tre anni di prigione per aver "offeso il buon nome della Turchia", accusa giudiziaria che ha accomunato decine di intellettuali, a cominciare dal premio Nobel Orhan Pamuk, tutti minacciati di morte dagli estremisti nazionalisti.

L’oltraggio di Elif è quello di aver scritto un romanzo, La bastarda di Istanbul, che narra la storia struggente di due famiglie parallele: da una parte i nipoti di sopravvissuti al genocidio degli armeni, perpetrato dai nazionalisti turchi negli anni della Prima Guerra Mondiale; dall'altra il tentativo di cancellare, anche fra le mura domestiche, qualsiasi traccia di quel massacro, persino del suo semplice dubbio. Nell'inarrestabile infarto emotivo, si fa strada il desiderio di conoscere la verità, qualunque essa sia. 

Amica di Pamuk e dello scrittore turco-armeno Hrant Dink, assassinato a Istanbul nel gennaio 2007, Elif rimane in prima fila nel chiedere l'abolizione del famigerato art. 301 del codice penale turco, che impedisce la libertà di espressione in Turchia. In compenso il suo romanzo, elogiato dalla stampa e dagli altri mass media del Paese, ha venduto in pochi mesi cinquantamila copie.

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Figure di verità

contro il negazionismo nel genocidio degli armeni

Personaggi che non hanno ricevuto la targa nel Muro della Memoria di Yerevan, né il riconoscimento del Comitato "La Memoria è il Futuro", ma che si sono distinti per la loro opposizione alle teorie negazioniste tuttora prevalenti in Turchia. Tra di essi alcuni intellettuali turchi che non hanno accettato di abdicare al dovere della verità e per questo sono stati perseguitati e minacciati in patria. Il giornalista Hrant Dink, di origine armena, ha pagato con la vita la sua battaglia per il riconoscimento del genocidio in Turchia.