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Hasan Mazhar

governatore di Ankara che, nonostante i crimini del governo e il silenzio della società, si rifiutò di prendere parte al genocidio degli Armeni

“Quello che esigete da me non posso eseguirlo.

Sono il governatore non un bandito”.

Troviamo poche notizie sulla vita di Hasan Mazhar Bey, nessuna data certa di nascita o di morte; scarse le informazioni sul suo passato fino al 1915, quando finisce il suo mandato di governatore di Ankara, (anticamente Angora, allora una piccola provincia in Anatolia). Questo dettaglio non dovrebbe sorprendere, perché i funzionari provinciali raramente passano alla storia. Sappiamo poco di altri governatori delle province ottomane e a volte le fonti omettono perfino i loro nomi.

Ma l’anno 1915 è particolare nella storia dell’Impero Ottomano: il Comitato Unione e Progresso (CUP) rappresentato dal partito dei giovani turchi mette in opera un progetto genocidario rivolto verso gli armeni. Occorre premettere che in precedenza cittadini turco-armeni, ispirati dall'esempio delle vittoriose battaglie delle minoranze cristiane nei Balcani, hanno agito per ottenere l'indipendenza. La maggioranza cerca invece di raggiungere i diritti civili; per un popolo - quello armeno – che conta migliaia di caduti, massacrati nelle rivolte. Durante la Prima guerra mondiale, la Turchia è alleata con gli Imperi Centrali, ma la sua offensiva sulle posizioni russe nel Caucaso termina con una schiacciante sconfitta; in aggiunta, molti armeni accolgono le truppe russe come benefattrici. Di fronte a questo "tradimento", lo Stato turco decide la soppressione degli armeni - nelle cosiddette marce della morte verso il deserto siriano si stima che abbiano perso la vita fino a un milione e mezzo di persone. Questo programma di sterminio è elaborato dall’apparato amministrativo statale, militare e paramilitare.

“Quello che esigete da me non posso eseguirlo. Sono il governatore non un bandito. Lasciate che qualcun altro prenda la mia carica e obbedisca a questi ordini” – con queste parole Hasan Mazhar risponde, alle autorità di Istanbul, indugiando agli ordini di eseguire il massacro armeno nella regione. Allo stesso tempo, contatta sia l’esercito che la polizia locale per impedire loro di partecipare. Comunque, anche se il genocidio non viene fermato, per mesi il popolo armeno si illude di aver salva la vita nonostante i graduali saccheggi. Non sappiamo niente sulle motivazioni del governatore, tuttavia, non è difficile immaginarselo come un leale funzionario dello Stato con il senso di umanità. Non può e magari non cerca di fermare il saccheggio, però denuncia per concussione il funzionario Edhem Kadri Bey, in quanto colpevole di essersi appropriato dei beni degli armeni e non averli consegnati alle autorità.

Sappiamo infatti che a Mazhar viene revocato l'incarico perché si rifiuta di partecipare all’eccidio e rivela i saccheggi. Non sappiamo nulla di ciò che gli accade nei tre anni successivi, ma quando, dopo la resa degli Stati Centrali, il nuovo governo turco istituisce una commissione d'inchiesta sui crimini commessi contro gli armeni del sultano, proprio lui - l'ex governatore - è nominato presidente. La sua Commissione agisce rapidamente, preparando i materiali per 130 accuse e inviando specifici questionari ai burocrati dello Stato sulle carneficine. Mazhar testimonia anche davanti a un tribunale militare che esamina il materiale raccolto dalla sua commissione. La Corte scioglie poi il Comitato Unione e Progresso, ne confisca i beni e condanna in contumacia i tre leader. Tuttavia, dopo due anni, i rivoluzionari turchi aboliscono la monarchia e la nuova Repubblica non manda avanti i processi contro gli autori del genocidio armeno. Anzi, sostiene che non sia mai accaduto. Questa rimane la posizione ufficiale del Governo di Ankara.

Di Hasan Mazhar purtroppo non si hanno più notizie. Il funzionario dell'Impero ottomano apparentemente non fa nulla di straordinario: sappiamo invece che si rifiuta di prendere parte all'omicidio voluto da quel Governo che lui serve. Quando lo Stato fa i conti con la politica volta all'annientamento etnico, Hasan testimonia contro i responsabili. Grazie a lui, anche se per poco tempo, migliaia di armeni hanno salva la vita. Hasan si dimostra un funzionario onesto che si oppone agli ordini di sterminio e aiuta concretamente chi viene perseguitato. Non si sa se la sua protesta sia dovuta alla convinzione che lo Stato non ha il diritto di uccidere i suoi cittadini o se Hasan sia animato da motivazioni religiose o morali. Siamo però convinti che senza la collaborazione dei funzionari statali nessun genocidio sarebbe possibile e per non commettere un tale crimine basta ricordarsi le parole di Hasan "Sono il governatore, non un bandito".

Biografia di Konstanty Gebert tradotta da Bernadeta Grochowska

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Figure di verità

contro il negazionismo nel genocidio degli armeni

Personaggi che non hanno ricevuto la targa nel Muro della Memoria di Yerevan, né il riconoscimento del Comitato "La Memoria è il Futuro", ma che si sono distinti per la loro opposizione alle teorie negazioniste tuttora prevalenti in Turchia. Tra di essi alcuni intellettuali turchi che non hanno accettato di abdicare al dovere della verità e per questo sono stati perseguitati e minacciati in patria. Il giornalista Hrant Dink, di origine armena, ha pagato con la vita la sua battaglia per il riconoscimento del genocidio in Turchia.