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Pietro Kuciukian 1940

si batte contro il negazionismo e per onorare i Giusti del genocidio armeno

Pietro Kuciukian

Pietro Kuciukian

Pietro Kuciukian, medico chirurgo, è nato ad Arco (Trento) il 18 gennaio del 1940. Vive e lavora a Milano. Ha appreso la lingua armena al collegio dei Padri Mechitaristi di Venezia, dove ha compiuto i suoi studi, come il padre prima di lui. Nel 1964 si è laureato in Medicina e Chirurgia all’università di Padova. Attualmente pratica la libera professione a Milano.

Il padre Ignadios fu mandato in Italia dal nonno Andon, da Istanbul, nel 1915, dodicenne, per salvarlo dal genocidio degli armeni perpetrato dal governo dei Giovani Turchi. I bisnonni provenivano da Sebastia, l’odierna Sivas. Dopo il collegio di Venezia, Ignadios si laureò in medicina a Torino, si specializzò a  Parigi e  infine  ebbe il suo primo lavoro come medico tisiologo e radiologo ad Arco di Trento, dove ha trascorso tutta la sua vita.

Ignadios non aveva mai risposto alle domande dei figli sulla sua infanzia a Costantinopoli dove aveva frequentato il Collegio S. Giuseppe e appreso la lingua francese, mai dimenticata. Solo negli ultimi anni, dietro le pressanti richieste della famiglia aveva cominciato a scrivere alcune pagine delle sue memorie dell’infanzia in terra turca.

Per Pietro Kuciukian la riscoperta delle  radici è  iniziata dopo la morte del padre, nel 1983. La lettura delle pagine del diario, brevi ma intense, lo hanno spinto a diventare viandante nella terra degli avi, a completare una storia lasciata nel diario paterno alle sue battute iniziali. Un racconto in particolare lo aveva colpito: il nonno Andon nel 1896 si era salvato con la famiglia dai pogrom scatenati dal sultano Abdul Hamid II che avevano causato il massacro di 300.000 armeni. Tutta la famiglia si era rifugiata in cantina per una settimana, mentre sulla porta della casa stava di guardia un amico turco che gridava alla folla inferocita che aveva abbattuto a bastonate più di seimila armeni: “Qui non ci sono armeni. Non ce ne sono!”    

Un altro fatto ha contribuito a spingere Kuciukian, ormai immerso nello studio  del genocidio, verso la ricerca del bene: l’incontro con lo storico Raymond Kevorkian: “Se ti immergi  troppo nell’orrore, finisci per impazzire”. Ma il fatto decisivo che fece di Kuciukian un ricercatore di giusti e salvatori, più che di vittime e carnefici, accadde nel 1995. Si era recato in Armenia assieme a Mischa Wegner, figlio di Armin Wegner, un “giusto” per gli armeni che nel 1915, a rischio della vita, aveva fotografato i deportati armeni, denunciando al mondo intero i crimini cui aveva assistito. Durante la cerimonia della tumulazione delle ceneri di Armin Wegner nel “Muro della Memoria” di Dzidzernagapert a Yerevan, la capitale dell’odierna Armenia, il figlio Mischa fu circondato da una folla riconoscente e commossa. Tra la calca ad un tratto si fece largo un vecchio con una folta barba. Riuscì ad arrivare fino a Mischa, gli afferrò le mani e disse con impeto: “Mi inchino davanti alle ceneri e al ricordo di Armin Wegner e davanti a suo figlio. Il popolo armeno non dimenticherà mai tuo padre come non dimenticherà tutti coloro che lo hanno aiutato a ricostruire il suo passato. Mi inchino particolarmente davanti a tuo padre. Eterno rimarrà il suo ricordo, eterno!” La Germania, nel 1915 era alleata della Turchia e connivente con il governo dei Giovani Turchi.

Il “figlio di un popolo nemico” era in Armenia, di fronte al monumento al genocidio, a rendere omaggio al milione e mezzo di vittime senza sepoltura e gli armeni manifestavano la loro riconoscenza. Era il figlio di un Giusto. Come non pensare a Willy Brandt inginocchiato a Varsavia  a rendere omaggio alle vittime della Shoah?
Pietro Kuciukian comprese allora che onorare i giusti significava aprire una pagina di riconciliazione tra i popoli; vide con chiarezza che la memoria dei giusti e dei testimoni, dei tanti uomini che davanti al male estremo hanno saputo reagire, diventava la nuova frontiera del suo impegno.

Così è nato il Comitato internazionale dei Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro, al quale si dedica da molti anni e che continua a portare avanti con rinnovato entusiasmo dopo aver fondato a Milano, assieme a Gabriele Nissim il Comitato per la Foresta dei Giusti per tutti i genocidi.

Da quel lontano 1995  ha inseguito fino ad oggi un’idea: giungere a rendere omaggio a uno dei tanti turchi che salvarono gli armeni perseguitati, trasportare le sue ceneri in Armenia, invitando i due popoli che vivono fianco a fianco, se non alla riconciliazione per lo meno all’accettazione, al rispetto reciproco. Sapendo che il cammino è lungo e difficile, in questi anni ha trasportato la terra tombale di altri “giusti” per gli armeni, raccogliendola  nei paesi dove avevano vissuto, e dove erano morti. Il “Muro della Memoria” di Dzidzernagapert ha ora molti loculi che custodiscono le ceneri o un pugno di terra dei giusti e il giardino di Yerevan si è arricchito di nuovi alberi.

Intenso è anche il suo impegno di scrittore a partire dall’esperienza nell’Armenia ex- sovietica all’indomani del terremoto del 1988 che lo ha visto impegnato come medico nelle zone sinistrate. Per l’ aiuto dato ai connazionali ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Stepanavan e di Spitak. Altri libri sono nati dalle esperienze di viaggio nella terra degli avi e nei paesi della diaspora armena in tutto il mondo.

Con il volume Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni (2000) ha vinto a Venezia il premio S. Vidal per il dialogo fra i popoli e le religioni. Nel gennaio del 2003 gli è stato conferito dal Comune di Milano l’"Ambrogino d’oro" con la seguente motivazione: Ha consegnato alla memoria collettiva i Giusti per gli Armeni, rendendoli immortali: l'umanità e il coraggio di quanti offrirono aiuto ai perseguitati, o affidarono alla Storia una preziosa testimonianza dei tragici eventi del 1915-23, salvando così dall'oblio il primo genocidio del XX secolo. Gli è stato dedicato un cippo e un albero è stato piantato nel  Giardino dei Giusti di Monte Stella a Milano.

Nel 2006 ha ricevuto dal Presidente della Provincia di Milano la “Medaglia d’oro di riconoscenza” per il Muro della Memoria di Dzidzernagapert in Armenia. Con decreto del Ministero degli Affari Esteri del 16 marzo 2007 Pietro Kuciukian è stato nominato Console onorario della Repubblica di Armenia in Italia, titolare dell’ufficio consolare di Milano.


Bibliografia di Pietro Kuciukian

  • Terre Dimenticate, Editrice Armena, Venezia 1991
  • Il paese delle pietre urlanti, Editrice Armena, Venezia 1991
  • Le terre di Nairi. Viaggio in Armenia, Guerini, Milano 1994
  • Viaggio tra i cristiani d’oriente, Guerini, Milano 1997
  • Dispersi.Viaggio fra le comunità armene nel mondo, Guerini, Milano 1998
  • Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni, Guerini, Milano 2000
  • Il Giardino di tenebra. Viaggio nel Nagorno Karabgh, Guerini, Milano 2003
  • La terza Armenia. Viaggio nel Caucaso post-sovietico, Guerini, Milano 2007

inoltre in:

  • A.A.V.V. Armin T.Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915. Immagini e testimonianze, Guerini, Milano 1996

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Figure di verità

contro il negazionismo nel genocidio degli armeni

Personaggi che non hanno ricevuto la targa nel Muro della Memoria di Yerevan, né il riconoscimento del Comitato "La Memoria è il Futuro", ma che si sono distinti per la loro opposizione alle teorie negazioniste tuttora prevalenti in Turchia. Tra di essi alcuni intellettuali turchi che non hanno accettato di abdicare al dovere della verità e per questo sono stati perseguitati e minacciati in patria. Il giornalista Hrant Dink, di origine armena, ha pagato con la vita la sua battaglia per il riconoscimento del genocidio in Turchia.