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Henry Morgenthau 1856 - 1946

l'ambasciatore americano che ha aiutato gli armeni

Nato a Mannheim nel 1856, avvocato di origine ebraica, naturalizzato americano, nel 1913, dopo l’elezione alla presidenza di Woodrow Wilson, viene nominato ambasciatore degli Stati Uniti nell’Impero Ottomano presso la Sublime Porta. A Costantinopoli riesce a stabilire contatti personali con i leader del Comitato Unione e Progresso, il partito dei Giovani Turchi, Enver, Djemal e Talaat, presso i quali interviene, senza successo, durante tutto il suo mandato, per evitare la deportazione e lo sterminio del popolo armeno in Turchia. Raccoglie lettere e petizioni dei deportati, riceve rapporti sistematici dai consoli americani dislocati nelle varie città dell’Anatolia, li invia a Washington, senza tuttavia ricevere il sostegno diretto del suo paese.
Nel 1916 lascia la Turchia e torna in America dove si dedica a raccogliere fondi per gli armeni sopravvissuti. Solo nel 1918 riusce a rendere pubblici le documentazioni e i rapporti sul massacro degli armeni, a tenere conferenze e a pubblicare il libro Ambassador Morgenthau’s Story, che, prima dell’entrata in guerra degli USA, era stato sottoposto a censura. Nel capitolo che riguarda gli armeni, intitolato “The murder of a Nation”, Morgenthau analizza la metodologia genocidaria appresa dai turchi alla scuola dei consiglieri tedeschi e denuncia il ruolo e le responsabilità della Germania alleata della Turchia nella prima guerra mondiale. Tiene conferenze sulla questione armena, incitando il pubblico a esercitare pressioni affinchè possa nascere la Lega delle Nazioni, che avrebbe dovuto preservare la pace e soccorrere le popolazioni superstiti. Promuove e sostiene i tentativi umanitari dell’ “American Committe for Relief in the Near East”, organizzazione che si occupava di rintracciare gli orfani armeni dispersi nel deserto o diventati schiavi.
Dal 1919 è membro di una missione investigativa sui pogrom contro gli ebrei in Polonia e contemporaneamente lavora per il rimpatrio degli armeni sopravvissuti che continuano a morire di fame e di epidemie. Si batte per la creazione dell’”Armenia di Wilson”, la grande Armenia anatolica, costituita sulla carta grazie alla protezione e al mandato americano, che tuttavia il Senato non ratifica. Nel dicembre del 1920 il presidente Wilson nomina Henry Morghentau suo personale mediatore per tentare di salvare ciò che restava dell’Armenia dall’attacco delle truppe kemaliste. Ma ormai è tardi: l’Armenia è già stata spartita tra la Russia sovietica e la Turchia kemalista. Henry Morghenthau muore a New York nel 1946 all’età di 90 anni. La sua terra tombale è stata tumulata a Yerevan nel "Muro della Memoria" di Dzidzernagapert il 23 aprile 1999.

recensione: Henry Morgenthau, Diario 1913 - 1916. Le memorie dell'ambasciatore americano a Costantinopoli negli anni dello sterminio degli armeni , a cura di F. Berti e F. Cortese, Guerini e Associati, Milano, 2010

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Giusti per gli armeni

ricordati nel Muro della Memoria di Yerevan

Il 24 aprile viene ricordato ogni anno nella capitale dell'Armenia, Yerevan, l'anniversario dell'inizio del Metz Yeghérn (il "Grande Male", cioè il genocidio del popolo armeno nel 1915-1916) con una processione a Dzidzernagapert, la “Collina delle rondini”, dove è sorto il Mausoleo che ricorda le vittime dello sterminio.
Dal 1996 vengono anche tumulate nel Muro della Memoria le ceneri o la terra tombale dei giusti e dei testimoni che prima, durante e dopo il genocidio hanno aiutato le vittime, hanno cercato di fermare i massacri o hanno testimoniato e denunciato al mondo, a rischio personale, la pianificazione e l’esecuzione del progetto genocidario da parte del governo dei "Giovani Turchi".
Pietro Kuciukian, fondatore del Comitato Internazionale dei Giusti per gli Armeni ricerca nelle testimonianze dei sopravvissuti, nei racconti orali dei figli, negli scritti dei testimoni oculari, nei documenti diplomatici, nelle ricostruzione degli storici e nella vasta letteratura che accompagna le vicende del genocidio, le figure dei Giusti. Ripercorre il loro cammino, li toglie dall’oblio visitando i luoghi della loro sepoltura, incontra parenti e discendenti che custodiscono memorie familiari di grande intensità e infine, trasporta le ceneri o un pugno di terra tombale sulla “Collina delle Rondini” di Yerevan. Le lapidi con i nomi dei "Giusti per gli armeni", raccolte nel Muro della Memoria, sono il segno tangibile della riconoscenza del popolo armeno e assumono un valore esemplare di segno universale.

Storie segnalate

Storie Metz Yeghern

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