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​Emilia Kamvisi 1934

la "nonna di Lesbo"

Emilia Kamvisi, ottuagenaria nata a Lesbo da genitori fuggiti dalla Turchia nel 1922, dopo una vita di duro lavoro e di stenti, pur malferma in salute, si è dedicata al salvataggio dei profughi sul molo di Skalan Sikamineas, che a migliaia approdavano sull’isola durante tutto il 2015 (fino all’accordo della UE con la Turchia che ha fermato l’esodo dei profughi).

“É vero, c’è chi non vuole che queste persone arrivino in Europa. Ma dovrebbe venire qui, per capire. Quando vedi e tocchi con mano tutto questo la tua mente cambia”: con queste parole Emilia ci ha dato uno spaccato di che cosa significhi vedere con i propri occhi, sulla soglia di casa, la tragedia di queste persone disperate, che fuggono da guerra e povertà, e di come questo l’abbia spinta ad occuparsi di loro. 

Molto famosa è diventata l’immagine della “nonna di Lesbo” che allattava con un biberon un neonato siriano, figlio di una coppia appena sbarcata sulla costa greca.

Emilia ha continuato ad aiutare i profughi con amore e umanità, con tutto quello che aveva (cibo, coperte, conforto), senza mai fermarsi tanto da meritarsi la candidatura al Nobel per la pace nel 2016, insieme al pescatore di Lesbo Stratos Valiamos.

Anche in questo caso, con molta umiltà, Emilia si è detta onorata di questo riconoscimento ma ha affermato di non aver fatto poi nulla di tanto speciale; nulla che non fosse per lei normale ed umano.

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