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​Faraaz Hussein 1996 - 2016

il giovane che a Dacca ha rinunciato a salvarsi per non lasciare le sue amiche

Faraaz Hussein e le sue due amiche, Tarishi Jain e Abinta Kabir

Faraaz Hussein e le sue due amiche, Tarishi Jain e Abinta Kabir

Faraaz Hussein è uno studente di economia dell’Oxford College della Emory University. Bengalese, musulmano, è il figlio minore di Muhammad Waquer Bin Hossain e Simeen Hossain - direttore generale della Eskayef Pharmaceuticals Limited, Transcom Consumer Products Limited e Transcom Distribution Limited - e nipote del presidente del Transcom Group.

La sera del 1 luglio 2016 si trova al ristorante Holey Artisan di Dacca insieme alle amiche Tarishi Jain e Abinta Kabir. Un altro ragazzo, Miraaj al-Haque, arriva in ritardo e non riesce ad entrare nel locale: alcuni uomini armati stanno sparando tra i tavoli.

Gli attentatori prendono in ostaggio i clienti del ristorante, mentre gli agenti di polizia tentano di negoziarne la librazione. Le trattative proseguono per quasi nove ore, mentre sui social network si diffondono le prime immagini dei feriti e delle vittime dell’attentato. Tra queste, anche nove italiani e sette giapponesi.

All’alba, poco prima del blitz delle forze speciali, gli assassini arrivano al tavolo di Faraaz, e chiedono al giovane di recitare alcuni versetti del Corano. Per lui, musulmano, è semplice farlo. I terroristi gli dicono quindi che può lasciare il locale. Ma lui sceglie di non farlo senza le sue amiche. Gli assassini rifiutano: le due ragazze sono vestite all’occidentale, Abinta è musulmana ma americana, Tarishi Jain è indù. Faraaz decide di restare con loro, pagando questa scelta con la vita.

Quando le forze speciali entrano nel locale, trovano i loro tre corpi stretti insieme. Le ragazze, prima di morire, sono state a lungo torturate.

“Ho sempre detto a mio figlio una cosa: rispetta sempre le donne, specialmente la loro dignità - ha dichiarato la madre di Faraaz - Poteva uscire vivo da quel locale, ma ha ricordato questi insegnamenti e non ha lasciato sole le sue due amiche. Ha mantenuto vivi i valori in cui credeva a costo della sua vita”.

Sul corpo di Faraaz sono state trovate diverse ferite: ha lottato prima di morire, voleva difendere le sue amiche.

“Faraaz era un ottimo studente - ha dichiarato il fratello Zaraif - la sua morte rivela ciò che era, ha resistito ai terroristi. Ha sempre avuto questa forza, fin da piccolo, si è sempre preoccupato di come le sue azioni potessero influenzare il mondo intorno a lui”.

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I Giusti contro il fondamentalismo

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Di fronte alle guerre, ai terroristi fondamentalisti, ai crimini contro l'umanità, ci proponiamo di fare conoscere al mondo intero tutte le storie di bene, di umanità, dì solidarietà di cui nessuno parla e che rimangono purtroppo sconosciute.

Ciò che spinge alcuni uomini a sacrificarsi e a rischiare la vita opponendosi a chi semina terrore e uccide senza pietà è l’amore per la pluralità umana, il rifiuto di una concezione del mondo che divide gli uomini per la loro religione, cultura e nazionalità.

Raccontare e valorizzare le storie di questi Giusti contro il fondamentalismo può essere una grande forza di attrazione ideale e portare alla sconfitta i seminatori di odio che giustificano con la religione i più crudeli atti contro l’umanità. Possiamo infatti vincere i terroristi soltanto con una grande battaglia culturale che tolga loro ogni minima forma di legittimazione. Dobbiamo dire ad alta voce che i martiri del terrore che si suicidano, uccidendo gli altri, sono gli uomini peggiori, che ci ricordano i nazisti.

Noi vogliamo che tutte queste storie di coraggio morale dei Giusti arabi e musulmani siano conosciute in Italia e in Europa, per creare una grande alleanza tra europei, arabi e musulmani contro lo stesso nemico comune.