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Taslima Nasrin 1962

la scrittrice nemica del fondamentalisti islamici

Taslima Nasreen - detta anche Nasrin - nasce il 25 agosto 1962 a Mymensingh, nel Pakistan orientale poi diventato stato indipendente del Bangladesh. Negli anni giovanili subisce numerose violenze sessuali da parte di parenti e altri uomini e sviluppa una spiccata sensibilità sul tema dell’emancipazione femminile. Diventa medico come il padre, ma si dedica anche al giornalismo e scrive poesie e romanzi, nei quali sostiene il diritto delle donne alla parità e prende posizione contro l'oppressione delle minoranze nelle società islamiche e in particolare in Bangladesh.

Nel 1993 alcuni estremisti islamici promulgano una fatwa contro di lei, con una taglia sulla sua testa, a seguito della pubblicazione di un volume che raccoglie i suoi articoli. Ha problemi anche con lo Stato dopo la pubblicazione del libro “Lajja” - in bengalese “vergogna” -, sulle torture inflitte alla minoranza hindu. Le viene ritirato il passaporto, è obbligata a lasciare la professione medica e le è impedito l'accesso all'annuale fiera del libro. Nel 1994 sulla rivista americana The Statesman esce una sua dichiarazione secondo cui “il Corano dovrebbe essere rivisto completamente”; per questo gruppi vicini al fondamentalismo religioso chiedono che sia impiccata e il governo avvia un processo nei suoi confronti per blasfemia. Temendo di essere condannata e uccisa in carcere, Taslima si nasconde e chiede di poter espatriare. Dopo due mesi ottiene il via libera all’esilio.

Si stabilisce in India e inizia a pubblicare un’autobiografia in tre volumi l’ultimo dei quali, “Dwikhandito”, viene vietato nel novembre 2003 dal governo dello Stato Indiano del West Bengal. Il Parlamento europeo le assegna il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, il primo di una lunga serie di premi internazionali. Nel 2004 un religioso islamico indiano offre una nuova taglia di 20.000 rupie contro di lei e nel 2005 le viene impedito di declamare un poema pacifista intitolato “America” davanti a una grande platea di bengalesi riunita al Madison Square Garden per il congresso annuale della comunità del Bangladesh negli Stati Uniti.

Nel marzo 2006 firma la lettera “Insieme contro il nuovo totalitarismo”, la risposta di illustri personalità della cultura alle violenze seguite alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul giornale danese Jyllands-Posten. Nel marzo 2007 un'organizzazione chiamata “All India Ibtehad Council” promette 500.000 rupie a chiunque la decapiti. L’esilio indiano si rivela pericoloso, costellato di attentati e segnato dall'ostilità del governo, che le pone molti vincoli burocratici per spingerla a lasciare il Paese. Per questo Taslima Nasrin si è trasferita a vivere negli Stati Uniti.

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I Giusti contro il fondamentalismo

per una battaglia culturale contro il terrorismo islamico

Di fronte alle guerre, ai terroristi fondamentalisti, ai crimini contro l'umanità, ci proponiamo di fare conoscere al mondo intero tutte le storie di bene, di umanità, dì solidarietà di cui nessuno parla e che rimangono purtroppo sconosciute.

Ciò che spinge alcuni uomini a sacrificarsi e a rischiare la vita opponendosi a chi semina terrore e uccide senza pietà è l’amore per la pluralità umana, il rifiuto di una concezione del mondo che divide gli uomini per la loro religione, cultura e nazionalità.

Raccontare e valorizzare le storie di questi Giusti contro il fondamentalismo può essere una grande forza di attrazione ideale e portare alla sconfitta i seminatori di odio che giustificano con la religione i più crudeli atti contro l’umanità. Possiamo infatti vincere i terroristi soltanto con una grande battaglia culturale che tolga loro ogni minima forma di legittimazione. Dobbiamo dire ad alta voce che i martiri del terrore che si suicidano, uccidendo gli altri, sono gli uomini peggiori, che ci ricordano i nazisti.

Noi vogliamo che tutte queste storie di coraggio morale dei Giusti arabi e musulmani siano conosciute in Italia e in Europa, per creare una grande alleanza tra europei, arabi e musulmani contro lo stesso nemico comune.