Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

English version | Cerca nel sito:

Rocco Chinnici 1925 - 1983

coraggioso promotore del primo pool antimafia del Tribunale di Palermo, ucciso dalle cosche

Rocco Chinnici

Rocco Chinnici

Nato a Misilmeri il 19 gennaio 1925, Rocco Chinnici frequentò il Liceo Classico a Palermo, dove si iscrisse poi alla Facoltà di Giurisprudenza, conseguendo la laurea il 10 luglio 1947. Nel 1952 vinse il concorso di Magistratura e, per i due anni di uditorato, venne assegnato al Tribunale di Trapani. Dal 1954, data di nascita della sua primogenita Caterina, rimase per 12 anni alla pretura di Partanna. Questa lunga tappa professionale lo portò a diretto contatto con la cittadinanza, segnando profondamente la sua personalità e dandogli la possibilità di esercitare le sue grandi doti umane e professionali. Instaurò infatti con la popolazione locale una eccezionale sintonia, che lo portò - tra l'altro - a ritardare a lungo la partenza per un ufficio giudiziario più prestigioso. In quel felice periodo nacquero gli altri due figli del Magistrato, Elvira (gennaio 1959) e Giovanni (gennaio 1964). Nel maggio del 1966 fu trasferito a Palermo, presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore: iniziò così ad occuparsi dei casi più delicati.

Nel 1970 gli venne assegnato il primo grande processo di mafia, quello per la "strage di viale Lazio", e nel 1979 fu designato Consigliere Istruttore, iniziando a dirigere da titolare l'ufficio in cui operava da tredici anni. È in questo periodo che le istituzioni italiane cominciano a vacillare sotto i colpi di una mafia ormai diventata talmente potente e sfrontata da sfidare apertamente lo Stato. Fu allora che Chinnici ebbe una grande intuizione, creando, nel suo ufficio, dei veri e propri gruppi di lavoro - scelta per allora rivoluzionaria –, dando quindi una prima forma a quelli che saranno poi definiti "pool antimafia". Accanto a sé volle - tra gli altri - due giovani magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con cui avviò le prime indagini di quelli che si caratterizzeranno come i più grandi processi per mafia degli anni Ottanta.

L'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo divenne, sotto la sua guida, un esempio di organizzazione giudiziaria per le altre magistrature d'Italia. Ma Rocco Chinnici non esaurì la sua attività all'interno delle aule. Riprendendo quel contatto diretto con la gente che aveva caratterizzato il suo lavoro di pretore a Partanna tanti anni prima, riprese i panni del magistrato impegnato a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni. La sua attenzione si rivolse in particolar modo verso i giovani; Chinnici partecipò infatti a numerosi incontri pubblici e nelle scuole, per parlare ai ragazzi della mafia e del pericolo della droga – strumento di potere e di guadagno dei clan.

È proprio nel pieno di quest'attività professionale, sociale e culturale che, il 29 luglio 1983, Chinnici rimase vittima di un attentato. Sotto casa sua, infatti, la prima delle tante autobombe che verranno tristemente utilizzate nelle stragi degli anni ‘90 pose fine alla vita del giudice, segnando l'ulteriore e drammatico inasprirsi della strategia mafiosa. Insieme al magistrato persero la vita il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi, e i due carabinieri della scorta, Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi.

In una delle sue ultime interviste, Chinnici aveva dichiarato: “La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare”.

Il 6 Marzo 2015, un albero e un cippo sono stati dedicati a Rocco Chinnici al Giardino dei Giusti del Monte Stella di Milano.

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




I Giusti contro la mafia

esempi edificanti per spezzare l'oppressione criminale

Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino, preceduti e seguiti da altri magistrati, investigatori, uomini politici, sacerdoti, insegnanti, intellettuali, gente comune, che hanno rotto l’isolamento trasformando un singolo argine in forza collettiva.

I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie, sviluppare la memoria educativa che li riguardi, onorarli con tutte le forme usuali e inusuali che si rendano praticabili è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita, la possibilità di spezzare l'oppressione e vivere in una condizione di libertà sociale e personale.