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Antonia Locatelli 1937 - 1992

fu assassinata per aver denunciato il genocidio in Rwanda

Antonia Locatelli

Antonia Locatelli L'Eco di Bergamo

Volontaria italiana in Rwanda dal 1972, assiste a uno dei massacri preparatori del genocidio. Nel 1992, nella regione di Bugesera, a sud di Kigali, gli estremisti hutu sperimentano l’efficacia della radio che incita all’omicidio. 

La regione del Bugesera, in origine insalubre e poco popolata, venne colonizzata, a partire dagli anni ’60, da tutsi cacciati dalle loro terre. Negli anni seguenti, a causa della forte pressione demografica, molti hutu si stabilirono nella regione e cominciarono a guardare con invidia alle terre valorizzate dai tutsi. Su quell’invidia fece leva la propaganda radiofonica dell’hutu-power. Appena la radio lanciò il segnale, cominciò la caccia all’uomo.

Antonia è spettatrice dei massacri. Nel tentativo di salvare 300 o 400 tutsi, dà l’allarme per telefono: chiama l’ambasciata del Belgio, la radio RF1 e la BBC per denunciare quanto avveniva sotto i suoi occhi. Il giorno seguente al suo appello viene uccisa davanti a casa da un gruppo di miliziani interahamwe, venuto appositamente da Kigali. Grazie a lei, tuttavia, il mondo fu informato e la polizia fu costretta ad intervenire e a porre fine alla carneficina.

È sepolta a Nyamata, vicino a una chiesa all’interno della quale, due anni dopo, sono stati massacrati migliaia di tutsi.

Fonti: P. Costa–L. Scalettari, La lista del console, “nordsud”, ed. Paoline, Milano, 2004, pag. 43.
André Sibomana, J’accuse per il Rwanda, ed. Gruppo Abele, Torino, 1998, pp. 65 e 117.

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Figure esemplari

nel genocidio rwandese

Caratteristica del genocidio rwandese è il breve tempo in cui esso si è svolto, 100 giorni per un milione di morti, preceduto da una intenzione e pianificazione genocidaria che solo poche persone hanno saputo cogliere e denunciare, come Antonia Locatelli e André Sibomana. Particolarmente gravi appaiono le responsabilità istituzionali dell’ONU, che ha riconosciuto l’azione genocidaria con colpevole ritardo.
Coloro che in questo contesto della contemporaneità hanno saputo reagire con comportamenti di aiuto, di soccorso e con atteggiamenti comunque solidali sono tanto più degni di considerazione e di rispetto, in quanto si staccano da una folla di persone che, pur essendo direttamente coinvolte, non hanno saputo o voluto agire e reagire.