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Romeo Dallaire 1946

generale che cercò invano di avvisare l'ONU dell'imminente genocidio in Rwanda

Romeo Dallaire nasce il 25 giugno 1946 a Denekamp, nei Paesi Bassi. La famiglia si trasferisce a Montreal dopo pochi mesi ed egli cresce in Canada, dove intraprende la carriera militare. Nel 1993 è comandante del contingente Onu Unamir in Rwanda, dov’è “testimone particolarissimo”, secondo il giornalista Luciano Scalettari, “degli eventi relativi al genocidio ruandese del 1994”.
Ha l’incarico infatti di sorvegliare e monitorare il processo di pace avviato con la trattativa e poi gli accordi di Arusha del 1993-1994.

Tali accordi prevedevano la formazione di un governo di transizione in cui convivessero il partito del Presidente Juvenal Habyarimana (al potere da oltre 20 anni) e il movimento ribelle del Fronte Patriottico Rwandese. Dallaire denuncia massicci acquisti illegali di armi da parte dei soldati regolari, dei miliziani Interahamwe e della popolazione civile, segnalando i rischi di nuove violenze: i suoi rapporti rimarranno lettera morta.

Gli accordi di Arusha vengono sottoscritti il 6 aprile 1994. Questa firma dovrebbe chiudere la guerra civile tra esercito e Fronte Patriottico Rwandese che prosegue dal 1990 e creare il governo di transizione. L’aereo su cui viaggia il Presidente Habyarimana viene però abbattuto proprio al ritorno dal vertice diplomatico.

Dallaire, fin dal suo arrivo si era trovato a comandare i circa 2.700 caschi blu nel Paese. Allo scoppio della tragedia, l’Onu decide di ritirare gran parte del contingente, riducendolo a 300 militari. A questa scelta Dallaire si oppone: “Raddoppiatemi gli uomini a disposizione – scrive al comando Onu – e fermerò il genocidio”. I suoi appelli rimangono inascoltati e le vittime saranno tra 800 mila e un milione in soli cento giorni. 

La terribile esperienza di assistere impotente a questa tagedia lo porta a due tentativi di suicidio. La sua depressione probabilmente nasce anche da alcune accuse riguardo alla sua condotta in Rwanda, alla scelta di non dimettersi quando viene ridotto il contingente Onu e a presunte mancate segnalazioni da parte sua sulla gravità della situazione del Paese nei mesi precedenti il genocidio. Tutte le accuse vengono però a cadere nel 2003, quando Dallaire pubblica il libro Ho stretto la mano al diavolo che ha ispirato un documentario l’anno successivo. Il testo ha fatto luce su molti punti rimasti oscuri delle sue scelte e dei suoi rapporti con l’Onu.

In seguito Romeo Dallaire ha ricevuto molti riconoscimenti per il lavoro svolto in qualità di comandante della missione Unamir ed è stato eletto deputato al Parlamento canadese. A distanza di anni dagli eventi, l’ex generale è un testimone prezioso di quanto accaduto in Rwanda e contro tutti i genocidi. 

Dal 12 aprile 2011 a Romeo Dallaire sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano. 

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Figure esemplari

nel genocidio rwandese

Caratteristica del genocidio rwandese è il breve tempo in cui esso si è svolto, 100 giorni per un milione di morti, preceduto da una intenzione e pianificazione genocidaria che solo poche persone hanno saputo cogliere e denunciare, come Antonia Locatelli e André Sibomana. Particolarmente gravi appaiono le responsabilità istituzionali dell’ONU, che ha riconosciuto l’azione genocidaria con colpevole ritardo.
Coloro che in questo contesto della contemporaneità hanno saputo reagire con comportamenti di aiuto, di soccorso e con atteggiamenti comunque solidali sono tanto più degni di considerazione e di rispetto, in quanto si staccano da una folla di persone che, pur essendo direttamente coinvolte, non hanno saputo o voluto agire e reagire.