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De Bernardinis e altri salvatori abruzzesi

Le famiglie che accolsero gli ebrei in fuga da Roma

Storia segnalata dall'articolo "Il ritorno a Fossa degli ebrei salvati nel '43", di Francesco Battistini, Corriere della Sera, 14 aprile 2009

Siamo nel 1943, quando alla porta di casa De Bernardinis, nella piccola frazione abruzzese di Casentino, si presenta una famiglia di ebrei romani. Sono Alberto e Clelia Di Consiglio con i loro sei figli. Clelia è incinta. Con solo pochi averi ammassati in una carrozzina da bimbo, sono scappati dalla persecuzione e dalla fame della Roma occupata dai nazisti.
I De Bernardinis li accolgono nel loro fienile e col tempo la condivisione degli stenti e della paura cementerà una forte amicizia tra le due famiglie. “I De Bernardinis ci hanno dato tutto, senza chiederci nulla”, ricorda Letizia Di Consiglio, figlia di Alberto e Clelia.
Quando arrivano i controlli dei tedeschi la famiglia abruzzese fa passare Alberto per un suo lavorante.
Il 21 ottobre 1943 Clelia partorisce la figlia Roberta nascosta in una stalla dei De Bernardinis nel vicino comune di Fossa. Maria De Bernardinis per proteggere la bambina la fa battezzare ottenendo che sul suo certificato di nascita compaia la scritta “di pura razza ariana”: le dà così una nuova vita.
Saranno trenta persone, cinque famiglie, gli ebrei salvati dagli abitanti dei comuni di Fossa e Casentino nel periodo compreso tra la metà del 1943 e l’arrivo degli Alleati un anno dopo.
Fino al 7 aprile 2009, per i cugini Alberto Di Consiglio e Leo Terracina, nipoti di Alberto e Clelia, questa storia appartiene al passato. L'unico ricordo è costituito dal fatto che i genitori lasciano tutti i venerdì sera, per lo Shabbat, del pane benedetto per i loro salvatori.
Nel terremoto dell'Abruzzo, in cui Fossa e Casentino sono tra i comuni più colpiti, riemerge il bisogno della famiglia Di Consiglio di mostrare la propria gratitudine. Alberto e Leo contattano immediatamente i sindaci dei due Comuni per portare aiuto. Riescono a parlare al telefono con Nello, il figlio dei salvatori, che dice di non aver bisogno di nulla, ma loro non si arrendono, si uniscono alle iniziative di solidarietà della Comunità ebraica romana e riescono a raggiungere Nello e il resto della famiglia De Bernardinis nella tendopoli in cui sono alloggiati. La casa di Nello è crollata, quella del figlio non ha ancora ricevuto il certificato di agibilità.
Nel frattempo si sono attivati i media e le istituzioni. La storia dei De Bernardinis fa il giro del mondo, va sui giornali statunitensi e israeliani. Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica romana, dichiara che intende adoperarsi per fare riconoscere a questa famiglia abruzzese il titolo di Giusto fra le nazioni. Irena Steinfeldt, Presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, ha invitato gli ebrei romani salvati a raccontare la loro storia alla Commissione.
Con il terremoto d’Abruzzo sono riemerse numerose storie, in gran parte ancora da documentare, di ebrei che sono corsi in aiuto dei loro salvatori. Molti di loro sono andati in albergo e hanno lasciato agli amici colpiti dal terremoto le proprie case. Da tutte queste storie Pasquale Squitieri ha tratto il film Il Giorno della Shoah.

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