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Gustav Pietsch 1893 - 1975

ufficiale tedesco, salvò la vita a centinaia di ebrei

Cap. Gustav Pietsch ad Atlit negli anni ‘30

Cap. Gustav Pietsch ad Atlit negli anni ‘30 Jewish National Fund archives

Cosa faceva un ufficiale tedesco, che era stato precedentemente attivo in un partito antisemita nazionalista, sulla costa della Terra di Israele alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale?

Gustav Pietsch nasce alla fine del XIX secolo in una località balneare della Germania del nord, vicino al confine con la Polonia di oggi. Durante la Prima guerra mondiale viene addestrato come capitano di marina e serve come dragamine e scorta sottomarina. Al ritorno dalla Guerra viene decorato con delle medaglie dal Kaiser, e si stabilisce nella città libera di Danzica con sua moglie e i suoi tre figli, lavorando alla pesca e alla spedizione navale.

Quando i nazisti prendono il potere in Germania, Pietsch è un membro attivo del Deutschnationale Volkspartei (DNVP), l’ultranazionalista e antisemita Partito Nazionale Popolare. Mentre i suoi compagni membri aderiscono al Partito Nazista, lui però rifiuta, iniziando a dimostrare opposizione ai nazisti. Si rifiuta poi di ottemperare all’ordine impartitogli di rimuovere i membri ebrei dell’Associazione dei veterani della Prima guerra mondiale, di cui è capo

Organizzerà, in seguito, anche la protezione della più grande sinagoga della città durante una commemorazione, interferendo con i piani degli squadristi nazisti di interrompere la funzione. Nello stesso anno, il 1935, Pietsch decide di concorrere come candidato indipendente alle ultime elezioni parlamentari libere a Danzica. Viene arrestato diverse volte per le sue posizioni, e persino picchiato duramente da teppisti di strada che lo attaccano con bastoni di ferro e lo feriscono spingendolo verso un tram in movimento. Anche sua moglie Gertrude, che lavora in una panetteria, soffre per mano dei nazisti. Viene impedito ai clienti di entrare nel suo negozio, imbrattato con slogan antisemiti, le vetrine vengono distrutte. Infine, la licenza di vendita non viene rinnovata.

Senza più altra scelta, Pietsch e la sua famiglia decidono di lasciare la città e si trasferiscono nella vicina cittadina di Gdynia (Gdingen). Lì, Gustav rafforza la sua opposizione al nazismo e comincia a soccorrere gli ebrei perseguitati. Inizia inoltre ad insegnare in una scuola navale sionista, dando lezioni ai membri del Movimento giovanile marinaro sionista Zevulon – attivo nella Terra di Israele, in Inghilterra, Polonia, Nord America e a Danzica –, allo scopo di “formare una generazione di marinai ebrei”. Pietsch prepara i membri del movimento, che si faceva chiamare "Società marinara di Palestina Zebulun", per il viaggio verso la Terra di Israele e la successiva fondazione di un villaggio di pescatori. “L’amore verso il mare scorreva nelle sue vene e non fu difficile per lui accenderlo anche nel cuore dei giovani”, scrisse anni dopo il suo amico Dov Shmida, che fu uno dei suoi studenti. "Alcuni erano sospettosi nei suoi confronti, e la maggior parte pensava che il suo entusiasmo sarebbe svanito rapidamente, ma sorprese tutti, perché rimase". Nel 1968 il giornalista Yosef Michalsky sul quotidiano in lingua ebraica Lamerhav riportò questo pensiero di Pietsch: "Non c'è compito più bello al mondo che insegnare l'arte della pesca agli ebrei e aiutarli a stabilirsi nella loro patria". 

Nel 1937 l’Agenzia Ebraica lo invia in Palestina per condurre uno studio sulla costa e determinare il luogo in cui il villaggio di pescatori sarebbe stato costruito. Al momento del suo ritorno in Europa, per conto dell’Agenzia, è attivo in una campagna di comizi per la raccolta fondi in molte città polacche, incluse Varsavia, Lodz e Cracovia. Armato della sua uniforme e del suo carisma, decide di impegnarsi duramente per raccogliere il denaro per il viaggio verso la Palestina.

Una volta raggiunto questo obiettivo, porta clandestinamente i suoi studenti sulle barche che li condurranno verso le navi per la Terra di Israele. Il suo turno di partire arriva poi nel tardo 1938. Dopo che l’Agenzia Ebraica gli procura un certificato d’ingresso, Gustav Pietsch, sua moglie, i suoi figli e molti dei suoi studenti si imbarcano per il viaggio della durata di 17 giorni. Su richiesta dell’Agenzia, porta in quella nuova terra anche l’equipaggiamento professionale per la costruzione navale. Al suo arrivo, il 10 gennaio 1939, si unisce ai suoi amici del movimento giovanile sionista Maapilim-Gordonia - immigrati in Palestina dalla Polonia. Si stabilisce a Nahariya e lavora alla costruzione delle barche in preparazione alla fondazione del villaggio di pescatori che sarebbe più tardi diventato il kibbutz di Neve Yam.

Dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, in quanto cittadino tedesco, viene arrestato dai britannici e portato per un periodo in una struttura progettata per nemici stranieri, da cui viene rilasciato nel 1940. Nel 1952 diventa capitano del porto di Eilat e nel 1958 torna in Germania, dove viene onorato nel 1961 dal Senato di Berlino come “eroe sconosciuto”. Molti giornali raccontano delle sue gesta di salvataggio nei confronti di ebrei perseguitati durante il nazismo. Emigrato poi in Australia, in una fattoria dove viveva la figlia, Pietsch morirà nel 1975.

Grazie al suo carisma e alla sua abnegazione, istruì nella navigazione centinaia di ebrei e organizzò la loro emigrazione dalla Germania e dalla Polonia in Palestina, salvando loro la vita.

La singolare storia di Pietsch è al centro di un nuovo studio della professoressa tedesca di storia Suzanne Zeller, che ha fatto delle ricerche sulle sue attività in Germania, Polonia, Israele e Australia. “La sua vita è materiale per un libro o un film. Dovrebbe essere salvata dall’oblio”, ha detto recentemente ad Hareetz.

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