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Jan Jelinek 1912 - 2009

parroco ceco dal villaggio Kupychiv in Volyn. Durante la guerra ha aiutato ebrei, polacchi, ucraini, tedeschi e sovietici

Il nipote di Jan Jelinek in occasione della cerimonia al Giardino di Varsavia nel 2017

Il nipote di Jan Jelinek in occasione della cerimonia al Giardino di Varsavia nel 2017

Jan Jelinek ha protetto ebrei, polacchi, ucraini e perfino soldati tedeschi e sovietici. Scrive nelle sue straordinarie memorie ancora inedite in polacco: “Come pastore, quando vedo una persona bisognosa non le chiedo della sua nazionalità”.

Jan Jelinek è d’origine ceca ma nasce nei pressi di Łòdź in Polonia e diventa ministro della chiesa protestante. Vive a Kupiczòw, una ex-colonia ceca in Volinia (in polacco Wołyń). Terra conosciuta casualmente della quale s’innamora a prima vista. Nonostante i tumulti, nulla lascia presagire che proprio in quel luogo si consumerà uno dei più tragici massacri nella storia sui residenti polacchi della Volinia per mano ucraina, popolazione che vive all’interno della stessa terra. Jelinek scrive le sue memorie dove analizza il perché di quell’odio che avrà la sua massima espressione nel 1943. “I cechi lavorano dall’alba all’imbrunire, nessuno in Volinia lavora così tanto come noi. E gli ucraini se la prendono con noi! Dicono che noi ci stiamo arricchendo perché li sfruttiamo ed ariamo la loro terra. Dicono che la Volinia è la loro patria da secoli; I polacchi sono gli invasori e invece noi e gli ebrei siamo degli opportunisti […] Mi sa un po’ di comunismo […] e la questione non mi piace [...]

Jelinek sapeva già dello sterminio degli ebrei a Kupiczow ma ha ospitato nella canonica una famiglia ebraica poco prima che un ufficiale tedesco venisse a chiedergli se stava aiutando degli Ebrei "Lei ha aiutato un ebreo? ho risposto: No, un uomo”. Durante lo smantellamento del Ghetto di Kowl, nasconde presso la sua dimora un vecchio amico falegname di nome Fonko ed aiuta gli altri ebrei del Ghetto di Kupiczòw con la scusa di consegnare ai tedeschi le dovute vettovaglie. Con il suo esempio cerca di infondere la sua benevolenza verso il prossimo ai suoi fedeli: “Caro Gesù, fai sì che io accolga con amore ogni giorno”. Inoltre, scrive: “[…] prego quotidianamente di avere più amore in questi tempi duri. Che la nube di odio non offuschi il mio cuore e nonostante questa guerra crudele che io sappia soprattutto amare […]. Rifletto molto sul fatto che la guerra sottoponga i credenti a una vera prova di fede dove questi devono sforzarsi al massimo per superarla al meglio. Anche a costo di morire.”

Nonostante lo strapotere ucraino, Jalinek si sente responsabile per i suoi connazionali cechi che abitano a Kupiczòw ma sa che non basta solo sopravvivere. I suoi sermoni sono spesso controversi ma ha l’appoggio del popolo. Jelinek odia la guerra tuttavia è consapevole che nei conflitti vince chi è più forte. Allora simula l’arrivo a Kupiczòw del gen. Zvonimir Červenko, accolto dagli abitanti pronti a combattere con delle armi nascoste nel bosco e racconta la cosa ad un ortodosso “batiuszka”, informatore dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino fondato da Stepan Bandera, chiamati in Polonia “banderowcy”). Il giorno dopo tutti sono già a conoscenza del fatto che i cechi sono armati; lui continua ad aiutare dei fuggiaschi dai villaggi polacchi, vittime della brutalità dell’UPA. Grazie all’aiuto dei vicini cechi centinaia di persone riescono a fuggire nelle città e poi raggiungere la Polonia. Il coraggioso Jelinek intende costituire una zona franca a Kupiczòw. “Ci siamo messi d’accordo con i partigiani polacchi affinché nella città di Kupiczòw non si combatta e il nostro villaggio sia aperto a tutti”.

Già in precedenza con il sostegno dei capifamiglia cechi si è opposto ai gruppi di Bandera, anche se non ha mai creduto alle loro promesse. “Gli ucraini dall’inizio della guerra ripetono che l’Ucraina sarà ripulita da qualsiasi altra nazione, sarà come una lacrima… Pura come una lacrima, significa senza i polacchi ma con i cechi. Se pura allora pura! Quindi abbiamo detto di no!

Non lesina un attimo per aiutare le persone, a prescindere dalla loro provenienza od orientamento politico: nel 1943 vengono graziati per la sua intercessione spie ucraine catturate dai partigiani polacchi; un’altra volta certifica l’origine ceca dei soldati tedeschi. Senza esitazione, quando capisce che dalla bugia dipende la vita umana è capace di mentire. Sopravvive alla guerra insieme alla moglie Anna e alla gran parte dei fedeli.

Nel secondo dopoguerra si trasferisce in Cecoslovacchia e continua ad aiutare il prossimo, rilasciando falsi atti di nascita per salvare dai gulag gli emigranti russi. Tuttavia, si rifiuta di collaborare con i servizi segreti cechi e per questo viene imprigionato e internato in un campo di lavoro. Dopo il rilascio lavora in una fabbrica di vernici perché non può esercitare il suo ministero fino alla Rivoluzione di velluto nel 1989.

Muore a 97 anni, pochi mesi dopo la scomparsa della moglie, continuando a predicare.

Tutte le citazioni provengono dalle memorie di Jan Jelinek “Lascia che il tuo pane galleggi sull’acqua.” / “Puszczaj chleb twòj po wodzie” utilizzate da Witold Szablowski nel “Giusti traditori. I vicini di Volinia”/ “Sprawiedliwi zdrajcy. Sasiedzi z Wolynia”.

Ewa Wierzyńska

Traduzione di Bernadeta Grochowska

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