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Lucillo Merci 1899 - 1984

Il capitano che collaborò con il Console Zamboni per salvare gli ebrei

Storia segnalata da Antonio Ferrari nell’articolo Merci, capitano di solidarietà, Corriere della Sera, 6 settembre 2009

Lucillo Merci nasce a Riva del Garda nel 1899. È maestro elementare a Salorno. Nel 1923 è nominato direttore didattico a Malles Venosta e diventa un punto di riferimento per trecento maestre inviate da Mussolini a italianizzare gli altoatesini. Nel 1938 è trasferito a Bolzano e nel 1940 è richiamato in guerra nella Divisione Aqui, che sarà massacrata a Cefalonia. Combatte con il grado di Capitano prima in Albania, poi in Grecia. 

A Salonicco, nella zona greca occupata dai nazisti, il suo ottimo tedesco gli vale il distacco presso il Consolato in qualità di interprete. È in corso il grande rastrellamento degli ebrei greci e la soluzione finale è in piena fase operativa. Merci fa quel che ritiene giusto: aiuta i Consoli Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio nel vasto e pericoloso compito di fornire documenti falsi attestanti la cittadinanza italiana agli ebrei destinati alla deportazione, che possono così salvarsi partendo per Atene o raggiungendo l’Italia. Distribuisce personalmente i certificati all'interno dei campi di concentramento. 

Durante una licenza nel luglio 1943 Merci accompagna in Italia una quarantina di ebrei. Una ventina si salverà a Firenze; gli altri, nascosti a Meina, saranno in seguito scoperti e trucidati nella prima strage nazista di ebrei in Italia. Merci conta sul proprio carattere franco ed estroverso per ammorbidire i tedeschi e tiene coraggiosamente testa agli ufficiali nazisti, che potrebbero punire con la morte l’aiuto fornito agli ebrei. Dopo l’8 settembre viene arrestato dai tedeschi, ma il Console Castruccio si reca di persona al comando della Wehrmacht e riesce a farlo liberare. 

Nel settembre ’43, anche dopo la chiusura del Consolato e la cessazione dei suoi incarichi ufficiali, Merci continua ad adoperarsi per salvare i perseguitati. In abiti borghesi, si impegna per i fuggiaschi italiani. Distribuisce cibo ai soldati prigionieri dei tedeschi per alleviarne i disagi e ne salva alcuni spacciandoli per insegnanti della comunità italiana di Salonicco. 

Merci è autore di un diario i cui contenuti sono stati resi noti nel 2007 dallo storico Gianfranco Moscati e dagli studiosi dell’Archivio storico del Comune di Bolzano. Dopo la guerra mantiene il più stretto riserbo sui suoi atti di salvataggio. Diventa ispettore scolastico nelle scuole in Alto Adige, mestiere che eserciterà fino alla pensione nel 1964. Muore a Bolzano nel 1984. 

leggi l’intervista di L. Fregona a Lucilla Merci, L’Espresso, 23 gennaio 2007

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