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Andrea Schivo 1895 - 1945

morto nel lager per aver aiutato gli ebrei

Andrea Schivo con la moglie e la figlia

Andrea Schivo con la moglie e la figlia

Andrea Schivo nasce a Villanova d’Albenga (SV) il 17 luglio 1895 da Rocco e Costanza, titolari in paese della “Fabbrica della pasta”. È in prima linea sul Piave, dove una pallottola gli sfregia il naso. Per i meriti di guerra viene assunto come agente di custodia prima a Imperia e in un secondo tempo a Milano, presso il carcere di San Vittore.

Guadagnatosi l’appellativo di “Superiore” per la sua autorevolezza, tra il 1943 e il ’44 è assegnato alla sezione dei detenuti ebrei, gestita direttamente dalle SS, insediati all’hotel Regina, dove il comandante Otto Koch conduce gli interrogatori con metodi spietati. Tra giugno e luglio del ‘44 i tedeschi trovano un ossicino di pollo in una cella del quinto raggio occupata da una famiglia di ebrei che, sottoposti a tortura, confessano il nome dell’agente che ha introdotto per loro in carcere del cibo di nascosto. Si tratta di Andrea Schivo, subito arrestato e rinchiuso nella cella 108, trasferito dopo pochi giorni nel lager di Bolzano e poi nel campo di concentramento di Flossenbürg, in Germania, dove muore il 29 gennaio 1945, due giorni dopo la liberazione di Auschwitz. 

L’episodio riemerge nel 1998, con la pubblicazione di un documento d’archivio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano: si tratta della testimonianza di diciannove agenti di custodia contenente i particolari sull’arresto di Schivo. Nel 2003 la vicenda viene ripresa dal settimanale Panorama grazie al ricordo di una nipote e ne vengono a conoscenza le sorelle Cardosi, figlie di una donna ebrea detenuta a San Vittore negli anni ’43 e ‘44. Le sorelle riconoscono immediatamente la figura dell’agente di custodia a cui consegnavano cibo e indumenti per la madre, Clara Pirani, e da cui ricevevano messaggi che ne testimoniavano la triste prigionia. Il suo coraggio aveva reso più umana la condizione in carcere della signora Pirani, pur non potendo salvarla da un destino di morte ad Auschwitz.

La fondazione CDEC, raccolte le testimonianze, le ha inviate allo Yad Vashem per il riconoscimento di Andrea Schivo come “Giusto tra le Nazioni”. La medaglia alla memoria è stata assegnata il 13 dicembre 2006 e la cerimonia di consegna ai pronipoti si è svolta il 27 marzo 2007 nel carcere di San Vittore di Milano, per mano del Consigliere dell’Ambasciata di Israele in Italia Rami Hatan. Il 17 settembre 2007 le scuole elementari di Villanova d’Albenga sono state intitolate a Schivo e il 21 settembre il Presidente della Repubblica Napolitano, durante la festa della polizia penitenziaria svoltasi a Napoli, ha consegnato a Giacomo Schivo la Medaglia d'Oro al Merito Civile alla Memoria per il prozio Andrea.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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