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Aristides de Sousa Mendes 1885 - 1954

il console portoghese che aiutò gli ebrei a lasciare la Francia

Aristides de Sousa Mendes è stato console generale del Portogallo a Bordeaux, Francia.

La capitolazione della Francia nel giugno del 1940 spinse decine di migliaia di profughi, tra cui migliaia di ebrei, a fuggire da nord a sud, sperando di lasciare la Francia attraversando il confine meridionale con la Spagna, per poi dirigersi verso il Portogallo, e infine imbarcarsi per l'America.

Fino al 10 maggio 1940 i visti d'ingresso o i permessi di transito attraverso il Portogallo potevano essere ottenuti presso il consolato portoghese a Bordeaux. In quella data però, quando la Germania invase il Belgio ed i Paesi Bassi, il governo del Portogallo vietò ulteriori passaggi di profughi, soprattutto dei rifugiati ebrei. Circa 30.000 rifugiati, tra cui 10.000 ebrei, si ritrovarono presso il consolato portoghese a Bordeaux e fecero pressione per ottenere il documento che li avrebbe fatti uscire dalla Francia.

Sousa Mendes, vedendo la terribile situazione dei rifugiati, decise di disobbedire alle istruzioni esplicite del suo governo. Ricevette una delegazione di rifugiati al consolato, guidata dal rabbino Haim Kruger, e promise visti di transito per tutti coloro che ne avessero bisogno. A chi non poteva pagare per i visti, Sousa Mendes consegnò gratuitamente i documenti. Il console istituì poi un ufficio nel consolato dove, con l'aiuto di due dei suoi figli e di alcuni ebrei, cominciò a rilasciare permessi di ingresso. Sousa Mendes faticò per tre giorni e tre notti, senza concedersi un momento di riposo. 

Tra il 15 e il 22 giugno 1940 Sousa Mendes ha emesso un totale di 1.575 visti. Le voci su quanto Sousa Mendes stava facendo raggiunsero Lisbona, che ordinò al console di tornare in patria. Vennero inviati persino due uomini per scortarlo in Portogallo. Lungo la strada, ancora in Francia, il gruppo passò davanti al consolato portoghese di Bayonne. Sousa Mendes vide una folla di centinaia di persone fuori dalle porte del consolato. 

Anche se era stato richiamato, Sousa Mendes entrò nel consolato e, ignorando le obiezioni del console locale, ordinò di rilasciare visti a tutti i richiedenti. Timbrò i visti personalmente, aggiungendo ai documenti una frase, scritta a mano: "Il governo del Portogallo chiede gentilmente al governo di Spagna di consentire al titolare di questo documento di attraversare liberamente la Spagna. Il titolare di questo documento è un rifugiato del conflitto in Europa ed è in viaggio verso il Portogallo". Dopo aver fornito il tanto desiderato documento, Sousa Mendes accompagnò personalmente i rifugiati a un posto di blocco spagnolo, in modo che attraversassero la frontiera in modo sicuro.

Tornato a Lisbona, Sousa Mendes, è stato portato davanti a un comitato disciplinare e licenziato dal suo incarico al Ministero degli Esteri. Questo lo ha lasciato indigente e incapace di sostenere la sua famiglia di 13 figli. Morì senza un soldo nel 1954. Solo nel 1988, grazie alle pressioni esterne e agli sforzi dei suoi figli, il governo portoghese ha completamente riabilitato la sua figura. Quando gli è stato chiesto di spiegare il motivo delle sue azioni, Sousa Mendes ha dichiarato: "Se migliaia di ebrei stanno soffrendo a causa di un cristiano [Hitler], sicuramente un cristiano può soffrire per tanti ebrei".

Il 18 ottobre del 1966 Yad Vashem ha riconosciuto Aristides de Sousa Mendes come Giusto tra le Nazioni.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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